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Facebook, Google e la Realtà Virtuale. Siamo finalmente pronti?

Facebook e Google investono su VR (Realtà Virtuale) e Realtà Aumentata. Durante i più importanti eventi annuali dedicati agli sviluppatori, l’F8 di Facebook e il Google I/O 2017 , i due colossi del web hanno presentato i loro piani per il futuro. Zuckerberg annuncia un piano di investimenti che, per i prossimi 10 anni, porterà avanti lo sviluppo delle tecnologie legate a tutto ciò che riguarda la realtà virtuale e l’intelligenza artificiale. Google, invece, proverà a semplificarne l’utilizzo.
Si tratta di un ulteriore passo avanti rispetto alla diffusione dei formati in 360° che, negli ultimi due anni, hanno già ampliato le modalità di creazione e fruizione dei contenuti sulle due piattaforme.
Tra le novità introdotte da Facebook nel 2017 ci sono:

  • Camera Effect Platform, che comprende nuovi strumenti per la realizzazione di immagini personalizzate.
  • Facebook Space, un ambiente virtuale in cui gli utenti potranno ritrovarsi per comunicare in modo diverso, più diretto, grazie alla tecnologia sviluppata per Oculus Rift. Immaginate di ritrovarvi in un Second life 3.0.

Google, invece, punta l’attenzione su un innovativo rapporto software/hardware presentando Worldsense, un nuovo sistema di tracciamento degli oggetti che verrà utilizzato sul primo visore standalone mai sperimentato. Uno strumento in grado di creare l’ambiente virtuale che non ha bisogno di cavi, né di essere collegato a smartphone o PC.

 

Sarà la volta buona?

Facciamo un passo indietro. Qual è stata la prima volta che avete sentito parlare di realtà virtuale? Saranno passanti almeno due decenni, forse di più. Nel 1993, al cinema, c’era “Il Tagliaerbe”, film tratto da un racconto di Stephen King, che introduceva l’argomento con i soliti scenari apocalittici che accompagnano le innovazioni tecnologiche. La macchina vince sempre sull’uomo, anche se si tratta di creare ambienti virtuali in cui muoversi a scopo ludico. La realtà tangibile è sempre in pericolo, minacciata dall’intelligenza artificiale. In realtà, come per ogni strumento utilizzato, gli “effetti collaterali” dipendono spesso dall’intelligenza umana. Le derive, le cui implicazioni possono essere anche di tipo sociale, non sono da imputare alla macchina ma a chi la controlla.
Nel caso della realtà virtuale la corsa allo sviluppo si è poi interrotta diverse volte. Quella che venti anni fa sembrava una risorsa rivoluzionaria non ha più trovato applicazioni, se non in sporadici tentativi di rilancio. Gli investimenti fatti in passato hanno portato ad un miglioramento concreto delle tecnologie, soprattutto rispetto agli accessori come guanti e visori, ma la diffusione resta ancora legata a settori specifici, come quello dei videogames. Sulla diffusione incidono i costi, considerati ancora troppo alti, ed esperienze ancora troppo poco realistiche. Nonostante tutto il mercato si è ritagliato degli spazi per la sperimentazione.
Oggi, Facebook e Google rilanciano la sfida, puntando sulla semplicità degli strumenti e sull’idea di una esperienza da vivere all’interno di una community.
Ritroviamoci tutti qui tra dieci anni per capire se, nel 2017, eravamo finalmente pronti.

Il formato 360° e le sue applicazioni

Nel frattempo, però, è possibile dare ampio spazio alla creatività con gli strumenti che Facebook e Google hanno già messo a disposizione. I video e le foto a 360° sono una realtà affermata e trasversale, utilizzata per la promozione di eventi e prodotti. McDonald’s, Dior, Airbus, Microsoft, Pepsi sono soltanto alcuni dei brand che hanno utilizzato il 360°, dimostrando così la versatilità del formato. L’utente si immerge nella comunicazione del brand, vivendo un’esperienza sensoriale che lo avvicina in modo quasi fisico al prodotto.

Ecco alcuni esempi di come i brand hanno utilizzato il 360 degree:

Microsoft

Visa Mexico

Mountain Dew

Dior

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