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Infografica Covid-19: gli italiani e il rapporto con i media durante il lockdown

Il lockdown ha radicalmente cambiato le nostre abitudini. Per capire dove siamo, in che direzione che stiamo andando, abbiamo deciso di fotografare il momento con un’infografica che raccoglie alcuni dati piuttosto esplicativi su come siano cambiati in questi mesi i nostri consumi e il nostro rapporto con i media.

L’incertezza e la natura imprevedibile della pandemia hanno spinto il pubblico italiano a informarsi di più. È cresciuto il tempo speso sugli strumenti digitali, è cresciuto il tempo speso su TV e Media Tradizionali. Sorprende soprattutto l’incremento registrato dalla tv: bloccati a casa gli italiani sono andati alla ricerca di informazioni attendibili e comunicazioni ufficiali da parte del Governo e della comunità scientifica.

Nelle ultime settimane il pubblico si è mostrato molto attento anche a come i brand hanno attraversato la fase più preoccupante dell’emergenza sanitaria. Molto apprezzate le aziende che hanno mostrato responsabilità nei confronti della collettività con iniziative benefiche e attenzioni particolari per i consumatori. I brand che sono stati in grado di intercettare le esigenze del pubblico saranno sicuramente premiati per il loro impegno e ricordati.
Guardando al futuro emerge l’esigenza da parte dei consumatori di sostenere con i propri acquisti le aziende italiane, l’intento è quello di far ripartire chi ha subito uno stop forzato dalla diffusione del coronavirus.

Gli under 30 e il Covid -19

Gli under 30 hanno vissuto il lockdown con grande spirito di sacrificio e partecipazione. Si sono adattati alla situazione rendendosi utili per la comunità: si sono attivati come volontari per l’assistenza domiciliare dei più fragili, hanno aderito alle diverse iniziati di crowdfunding nate spontaneamente sul territorio.
Gli under 30 hanno guardato più video on demand, si sono informati di più, hanno navigato di più su Youtube.
Il loro intrattenimento è sicuramente legato ai media digitali.

I brand dopo il Covid -19

Quello che emerge dai dati è naturalmente legato al momento, non vanno però ignorati i segnali che ci arrivano. Le persone hanno bisogno di punti di riferimento, hanno bisogno di connettersi in modo spontaneo. Nei prossimi mesi avranno voglia di prendersi maggior cura di sé e degli altri e i brand possono accompagnare questo percorso in modo significativo sperimentando un nuovo modo di raccontarsi.

 

Fonti: GFK, Havas Media, Audiweb, Osservatorio Giovani e Futuro di MTV (indagine promossa da ViacomCBS Networks Italia

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Credits photo preview: kaboompics – it.freepik.com
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Eventi in live streaming e videoconferenze: il futuro non conosce distanze

La diffusione del Covid -19 ha modificato il nostro modo di lavorare. La nuova normalità è fatta di smart-working e di videoconferenze. Sono tantissimi i programmi che offrono un servizio basic per effettuare videochiamate, private o business, in modo autonomo. Nei prossimi mesi i meeting a distanza saranno sempre più frequenti e numerosi eventi si svolgeranno esclusivamente in streaming.

Al momento, infatti, è difficile prevedere quando sarà possibile tornare a viaggiare e a incontrarsi di persona: per non farsi trovare impreparati sarebbe quindi consigliabile scegliere sin da adesso un servizio di videoconferenza professionale.

Gli eventi in live streaming

La tecnologia ci consente oggi di trasporre qualsiasi evento fisico in un evento digitale ad alto tasso di interazione. Il mondo post – pandemia avrà bisogno di strumenti sempre più performanti per incrementare l’engagement e rendere gli eventi coinvolgenti così come quelli a cui il pubblico è abituato. Questi sistemi devono essere affidabili e a prova di privacy.
10times, la piattaforma che raccoglie gli eventi di tutto il mondo, ha appena lanciato Floor, una piattaforma interattiva con nasce con l’intento di creare eventi digitali interattivi molto impattanti, in grado di riprodurre le stesse caratteristiche di un evento fisico. A queste realtà se ne stanno affiancando altre che lavorano sull’aspetto tecnologico più legato alla restituzione dell’esperienza.

Nascono così set virtuali che giocano con Realtà Aumentata e Virtual Reality. Il futuro degli eventi si prospetta come un viaggio attraverso ologrammi e connessioni sempre più veloci.
Di questa accelerazione verso il futuro ne beneficeremo tutti. Quando l’emergenza sanitaria sarà cessata la possibilità di creare eventi aperti a chiunque, in qualunque parte del mondo, sarà comunque una grande risorsa. Quando tra qualche anno ci guarderemo indietro racconteremo il 2020 come l’anno in cui la distanza fisica aiutò l’umanità ad annullare le distanze.

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L’impatto del Covid-19 sui consumatori e il valore creato dal comportamento dei Brand

Quella da Covid-19 è la prima pandemia dell’era digitale. Quella che stiamo vivendo è una situazione inaspettata, fuori da qualunque schema di riferimento a noi noto. Stiamo attraversando un cambiamento epocale che ci coinvolge come persone e come consumatori. Siamo iperconnesi, iperinformati, seguiamo in real time la curva dei contagi. Sfuggire al flusso delle informazioni in entrata è quasi impossibile, allo stesso tempo navighiamo nell’incertezza.

Come affrontare una pandemia?

  • Storicamente le pandemie sono rielaborate dalla popolazione attraverso 5 fasi:• Negazione: il problema esiste ma è lontano da me, quindi non mi riguarda.
    Ansia: il problema diventa concreto, non so cosa accadrà. Mi trovo in una situazione del tutto inedita.
    Adattamento: la paura irrazionale diventa paura “sana”, devo trovare nuove risorse.
    Rivalutazione: R accetto il cambiamento, inizio a progettare una nuova normalità
    • Nuova Normalità: metto in moto un adattamento attivo, sfrutto le mie nuove risorse, faccio in modo che il mondo mi raggiunga dentro casa.

Qual è il ruolo dei Brand durante le 5 fasi?

Attraversare una pandemia cambia la visione del mondo, modifica le aspettative e le esigenze dei consumatori. Per i Brand diventa fondamentale sintonizzarsi sulla stessa frequenza d’onda per trovare un nuovo linguaggio e contenuti originali.

Se durante la Fase 1, quella della Negazione è quasi impossibile intervenire, perché nessuno è ancora pronto a ricevere il messaggio, già dalla Fase 2 quella dell’Ansia è possibile dare il proprio contributo come Brand partecipando alla costruzione di un messaggio chiaro e rassicurante che dia un nuovo senso e un nuovo valore alla nostra quotidianità.
Alla fine di Marzo, Ikea Spagna ha lanciato una campagna #stayathome in cui è la casa stessa a fare da voce narrante: una voce femminile invita a ricordare che quello è il posto in cui sono accadute le cose più belle, il rifugio sicuro di sempre, da preferire anche in questo momento.

La Fase 3 è quella dell’Adattamento, la fase in cui bisogna tenere impegnata la mente e costruire la resilienza. Una fase che si presta molto ai messaggi veicolati dai Brand legati al mondo dello sport.
Nike ha lanciato una campagna social dal messaggio diretto e inequivocabile: trasforma le tue giornate in qualcosa di positivo per il mondo. In contemporanea ha reso accessibile in modo illimitato la piattaforma di allenamento Nike Training Club.

La fase 4, quella della Rivalutazione è quella forse più importante per i Brand, perché attraverso il loro cambiamento cambiano anche le abitudini del consumatore.
Il settore del turismo sta sperimentando nuove modalità flessibili di prenotazione e sta ampliando l’offerta aggiungendo ai pacchetti abituali offerte speciali. L’obiettivo è superare le naturali resistenze offrendo la possibilità di non perdere nulla nel caso di cancellazioni improvvise.
“Change your mind, change your holiday” introduce l’offerta Flex del Tour Operator Kuoni che permette di modificare la prenotazione fino a sette giorni prima della partenza senza penali.

La “nuova normalità”, la Fase 5, si prospetta, dunque,  come una sfida da affrontare secondo canoni del tutto inediti. Sarà fondamentale la capacità di adattarsi in modo veloce e propositivo.
Sarà necessario sperimentare nuove idee e “ripensare” in modo innovativo alle nostre abituali strutture di comportamento tenendo conto del fatto che i cambiamenti non riguarderanno soltanto i consumi ma la nostra visione del mondo.

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La comunicazione aziendale e il Covid-19

Sono passati due mesi dall’inizio dell’epidemia da Covid-19. Alla fine di febbraio le aziende si sono trovate ad affrontare una situazione del tutto inedita, vissuta su un doppio fronte: da un lato c’era la necessità di parlare al proprio pubblico, dall’altro c’era la necessità ancora più urgente di parlare con i propri dipendenti attraverso una comunicazione aziendale interna mirata.

Alicia Matilda Lubrani, direttore marketing di Axpo Italia, in una recente intervista ha dichiarato:
“Anche la comunicazione interna è indispensabile. In questo periodo c’è stata una forte accelerazione su tutta la comunicazione, sia quella diretta ai nostri clienti, che quella indirizzata a tutte le trecento persone che lavorano con noi” continua la manager. “La nostra azienda, le nostre centrali non si sono mai fermate, forniamo un servizio essenziale. Abbiamo identificato la comunicazione interna come un aspetto rilevante e abbiamo definito una fitta agenda di appuntamenti, un vero e proprio piano editoriale, perché anche in questa fase che sta prolungandosi ed estendendosi è importante che la leadership continui a trasmettere la consapevolezza che stiamo svolgendo un servizio essenziale per il Paese. E non devono affievolirsi il senso di appartenenza e la cognizione di fare parte di un progetto comune. E così abbiamo prodotto un palinsesto ‘quarantena’ che va dall’entertainment per genitori e figli, alle classi di fitness online e alle playlist dedicate su spotify per tutta la popolazione aziendale”.

In questa fase, secondo una ricerca effettuata dalla fondazione Institute for Public Relations, la comunicazione aziendale interna rivolta ai dipendenti è considerata di priorità alta o essenziale per l’81% dei manager intervistati.
Tra le figure deputate a raccontare il momento quelle principali sono state rintracciate nelle figure CEO dal 49% degli intervistati.

La comunicazione interna aziendale

La comunicazione aziendale destinata ai dipendenti è fondamentale per costruire un ambiente di lavoro stimolante che garantisca l’affermazione della mission e dei valori fondanti dell’impresa.
Coinvolgere i dipendenti con una comunicazione efficace significa accrescere il valore dell’azienda. Una comunicazione corporate di successo motiva il team e proietta tutta la squadra verso il raggiungimento dello stesso obiettivo.
Il Coronavirus ha cambiato un po’ di cose. È cambiato lo scenario quotidiano, è venuto a mancare l’abituale ambiente di lavoro. Il dipendente si è dovuto adattare ad una nuova modalità di relazione con l’azienda e con i colleghi. Contemporaneamente è cambiato il suo rapporto con il mondo esterno; un cambiamento epocale che dal punto di vista personale ha coinvolto l’intero organigramma.

Come affrontare insieme il coronavirus?

Per tutti, dunque, è il momento della chiarezza. L’incertezza rispetto al futuro unisce le persone, la costruzione di questo futuro dipenderà da come affrontiamo insieme il presente.
Per questo motivo le aziende devono fare appello ai valori che le contraddistinguono per creare una comunicazione emotiva ma non sentimentale, scevra da ogni forma di retorica.
Bisogna coinvolgere e trasmettere l’idea che nell’isolamento non si è da soli, che le persone con cui lavori sono la tua rete di sostegno.
Abbiamo identificato quelle che per noi sono le principali linee-guida per una comunicazione aziendale interna che risponda alle esigenze del momento:

1) Informa per creare un contatto diretto con il tuo team

2) Racconta per rendere più forte il legame che unisce le persone

3) Dialoga attraverso i canali tradizionali e sperimentando nuove soluzioni

4) Anticipa i bisogni di ognuno

5) Supporta ogni volta che sarà necessario

 

5 punti per la creazione di contenuti di valore che favoriscano la comunicazione interna, motivando e rassicurando il team di lavoro.

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Coronavirus: eSport e tecnologia per lo sport che non vuole fermarsi

Gli eSport costituivano già una realtà in forte espansione, lo stop forzato a qualunque attività sportiva sta aprendo ancora nuovi scenari. Il Coronavirus spinge un settore che può finalmente mostrare per intero le potenzialità economiche e di engagement che sono peculiari della tecnologia abbinata allo sport.

Tecnologia applicata allo sport

Da una ricerca Capgemini emerge che tecnologie come RA e VR vengono utilizzate da tifosi e sportivi in modo sempre più evidente, questa tendenza è diffusa soprattutto nei Paesi Asiatici.

L’utilizzo di questi strumenti crea engagement e aumenta il valore dei Brand coinvolti. Rendere più coinvolgente l’esperienza sportiva del tifoso accresce anche la partecipazione fisica agli eventi. Molte delle app scaricate sono utilizzate sia dentro che fuori gli impianti sportivi.

Se guardiamo alla Top 10 dedicata alle esperienze tech più diffuse all’interno degli stadi troviamo:

  •         Aggiornamenti in tempo reale
  •         Accesso alle reti Wi-fi per pubblicare più velocemente sui social
  •         Food Delivery che viene consegnato direttamente al proprio posto
  •         Wearable device per evitare code ed accedere facilmente alle diverse aree degli impianti.

 

Cosa succede all’esterno dello stadio?

Altrettanto importanti sono le esperienze che si svolgono al di fuori dello stadio.

Tra le più diffuse troviamo:

  •          Streaming degli incontri accompagnati da device VR che simulano l’esperienza live.
  •          La possibilità di scegliere angolazioni diverse per le inquadrature delle gare, per un’esperienza totalmente immersiva.

In generale l’eSport rappresenta una fetta sempre più importante dell’esperienza sportiva. Cresce così il numero dei professionisti impegnati ma anche quello degli “amatori”, garantendo una maggiore diffusione anche degli sport tradizionali.

Infatti, il 56% delle persone che utilizza la tecnologia applicata allo sport decide di avere un’esperienza “reale” con lo sport che ha provato soltanto virtualmente. Per questo motivo si registra un incremento anche nei match disputati dal vivo.

Un’esperienza positiva con gli strumenti tecnologici crea inoltre valore per i brand: cresce il consumo dei prodotti brandizzati così come aumenta il tempo speso su gadget e devices tecnologici.
Allo stesso modo aumenta il consumo di cibi e bevande allo stadio. Crescono soprattutto le sottoscrizioni ai servizi di streaming online che trasmettono gli incontri.

eSport come risorsa per affrontare il Covid-19

L’epidemia dovuta alla diffusione del Coronavirus ha di fatto fermato le attività sportive di tutto il mondo. Le più importanti manifestazioni sportive previste per il 2020, a partire dalle Olimpiadi, sono state spostate al 2021 e resta in sospeso il destino dei tornei di calcio, così come del campionato di MotoGp.
In tal senso è molto significativa la reazione immediata della Formula 1 che, per non deludere le aspettative dei tifosi, ha da subito deciso di sostituire le gare live con Gran Prix esport trasmessi in diretta sul canale Youtube ufficiale della F1 o via cavo.

E in Italia?

Abbiamo chiesto a Matteo Mantica, co-founder di ONElabMilano, agenzia specializzata nello sport business, di raccontarci lo scenario attuale, forzatamente influenzato dal lockdown, e di azzardare alcune previsioni per il futuro.

Come sta affrontando il mondo dello sport questa emergenza inaspettata?
In questo periodo di quarantena in cui ci siamo ritrovati coinvolti nostro malgrado tutti quanti, ogni singola realtà ha dovuto provare a riprogrammare, ripensare, reinventare le proprie attività con l’idea di non rimanere fermi e di farsi trovare pronta al momento in cui tutto tornerà alla “normalità”.
Le nostre realtà, ONElabMilano di cui sono uno dei fondatori e Scuola Basket Sound ASD di cui sono consulente si occupano, tra le altre cose, di organizzare eventi sportivi. Il fiore all’occhiello è certamente rappresentato da adidas Playground Milano League: è un progetto che parte dal basket 3×3 sui playground pubblici della città di Milano e si chiude con grande evento finale sulla Darsena, unendo diversi altri contenuti come la Street Art. Un progetto nel progetto che affronta temi legati alla sostenibilità ambientale e attiva un programma di responsabilità sociale verso il nostro territorio.
In questo momento il progetto è in stand by, stiamo valutando nuove date diverse rispetto a quelle già programmate ma non potevamo stare fermi. Così abbiamo deciso, tra le altre cose, di lanciarci nel mondo degli esports, che fino ad oggi avevamo sempre tenuto in un cassetto, consapevoli però del fatto che, prima o poi, sarebbe però diventato un tema da affrontare in maniera più concreta.

Siamo partiti l’8 aprile, in collaborazione con Top Players ASD, con un primo torneo online di NBA2K20 su PS4, Playground Home League, nell’ambito della campagna La Vera Sfida parte da Casa (che modifica il nostro pay off originale La Vera Sfida parte dalla Strada) che già da qualche settimana portiamo avanti e che ci ha visto coinvolgere in una prima fase le società sportive amiche di Playground Milano League e in una seconda fase la nostra community.

Quello che vogliamo fare è provare a reinventare il nostro evento nel mondo degli esports, esattamente come altre realtà globali hanno iniziato a fare. Basti pensare a quanto messo in piedi direttamente la NBA, la lega di basket più famosa del mondo, che ha lanciato un torneo di NBA2k20 al quale sono stati chiamati a partecipare 16 campioni, in rappresentanza delle proprie rispettiva squadre, il tutto live in televisione (!) su ESPN oltre ovviamente sul sito della lega, nba.com e su diverse altre piattaforme.
Uno strumento di comunicazione e di engagement dei fan pazzesco che ha generato numeri enormi. Non è mancata la parte benefica: 100.000 dollari al vincitore che verranno poi destinati alla lotta contro il coronavirus.

Cosa accadrà secondo te nel futuro?
È evidente che per il mondo degli esports, già ampiamente in rampa di lancio negli ultimi mesi/anni, si tratta di un’occasione davvero ghiotta per spiccare ancora di più il volo, anche se in una forma solo ed esclusivamente online, per ora, senza eventi live che rappresentano invece un particolare significativo alla voce ricavi.
Nel momento in cui si tornerà a poter praticare sport, le due realtà, sport reale e sport virtuale, come si ritroveranno a convivere o, molto meglio, a collaborare?
Al di là dei grandi eventi di cui ho parlato sopra, l’emergenza coronavirus ha dato anche la spinta a molte realtà, in questo caso parlo più specificamente di calcio, che hanno capito, testandolo direttamente sulla propria pelle, che il mondo degli esports può diventare una nuova occasione di ricavi. Ci siamo anche resi conto in queste settimane che il mondo virtuale è sì rivolto in particolare ai più giovani, ma, altra cosa che questo periodo ci ha dimostrato, può parlare anche e sempre più ai 30/40enni, aprendo così un ulteriore canale di comunicazione e marketing vincente.

Sport reale e sport virtuale non andranno mai a sostituirsi, e nessuno se lo augura perché vorrebbe dire proseguire a vivere in questa situazione di emergenza, ma proprio questa emergenza ha dato un’occasione a entrambe le parti per conoscersi meglio e provare a porre le basi per una collaborazione vincente.
In particolare, ha aperto gli occhi agli stakeholders dello sport reale verso un mondo tutto nuovo che ancora troppo pochi, in particolare in Italia, ad oggi avevano davvero provato a conoscere fino in fondo, analizzando le diverse opportunità che può offrire. Siamo agli albori, a mio avviso di una nuova collaborazione che porterà a raggiungere risultati significativi.

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Come il Covid-19 cambierà il nostro modo di comunicare

Lo tsunami Covid-19 si è abbattuto sulle nostre vite in modo improvviso ma non inaspettato. Alla fine di Gennaio, le immagini che arrivavano dalla Cina, ci apparivano come scene tratte da un film catastrofico: le città deserte, la gente che cerca di farsi coraggio urlando da un edificio all’altro, i volti coperti dalle mascherine. Quelle immagini così forti fanno parte di un immaginario così cinematografico che ci sembrava impossibile potessero diventare reali, che potessero concretizzarsi nel nostro frenetico Occidente.

Per questo motivo, quando l’onda del Coronavirus ha rotto i nostri argini non eravamo del tutto preparati. Non lo eravamo come individui, non lo eravamo come imprese.

La prima reazione è stata di incredulità, la seconda è stata quella di mettersi al lavoro per trovare soluzioni anche di tipo tecnologico che permettessero di portare avanti l’impegno quotidiano a cui tutti noi siamo chiamati.
Alcune grandi realtà hanno dovuto fare i conti con lo smart-working, verificando e potenziando i sistemi informatici aziendali nel giro di poche ore; altre hanno vissuto la frammentazione dei team di lavoro, ritrovandosi a sperimentare per la prima volta la possibilità di essere produttivi anche a distanza; altre ancora, più leggere e già strutturate in modo smart, non si sono fermate un attimo ma hanno dovuto riconvertire campagne già pronte ma dal messaggio ormai anacronistico. Alla frenesia organizzativa dei primi giorni è seguita una calma apparente necessaria per adattarsi alle nuove circostanze.

Adesso il silenzio delle strade vuote somiglia molto al silenzio denso di riflessione che sta attraversando tutti noi che lavoriamo nel marketing, senza alcuna distinzione tra chi si occupa di marketing tradizionale e chi si occupa di marketing digitale. In queste settimane che procedono a rallentatore ci stiamo tutti chiedendo cosa possiamo comunicare e come dobbiamo farlo.

Siamo consapevoli del fatto che l’esperienza che stiamo vivendo in modo collettivo cambierà molte cose in ognuno di noi. Cambierà le nostre abitudini, cambierà i nostri consumi, cambierà le nostre aspettative.
Prima ancora che come marketers, stiamo vivendo questa fase di incertezza come individui e sappiamo che quello di cui abbiamo bisogno adesso sono: condivisione, empatia e punti di riferimento certi da ricercare anche tra i brand che seguiamo abitualmente.

Interessante in tal senso il concetto di Civic Brand introdotto da Paolo Iabichino in un’intervista rilasciata pochi giorni fa a Luz. Facendo riferimento all’economia civica che caratterizzò il ruolo dei brand tra gli anni ’60 e gli ’70, Iabichino intravede in questo drammatico momento storico una nuova opportunità per le imprese. Adesso le aziende potrebbero finalmente tornare ad essere consapevoli dell’impatto che hanno sulla collettività:

“Il civic brand agisce consapevolmente sul mercato e non solo sulla sua campagna di comunicazione. Il suo stare sul mercato è completamente impregnato d’impegno civico: verso i propri dipendenti, sul territorio, verso la collettività e quindi anche nella comunicazione.”

In che modo è possibile avviare questa trasformazione? Come comunicare il proprio impegno verso la collettività?

Fino a oggi la comunicazione digital ci ha imposto di “correre”, di essere veloci proprio come le connessioni attraverso cui si muove la Rete. Nei primi giorni dell’emergenza, sull’onda dell’emotività, alcune aziende hanno sentito la necessità di esserci facendo soprattutto riferimento alle indicazioni istituzionali, l’hashtag #iorestoacasa è stato tra i più utilizzati, così come #andràtuttobene. Altre invece hanno scelto di rimanere in silenzio che, in una situazione straordinaria come questa, è una scelta comunicativa altrettanto forte.

Con il passare delle settimane però quelle che emergono sono esigenze di tipo pratico o che possano essere di supporto emotivo.

Rispetto alla situazione sanitaria sono moltissimi i brand che hanno donato cifre destinate a sostenere le strutture sanitarie: Ferrero, Esselunga, Lavazza sono stati tra i primi ad intervenire e la lista è in continuo aggiornamento. Mentre scriviamo la somma raccolta si avvicina ai 362 milioni di euro. Per rimanere aggiornati seguite il link.

Ma da non sottovalutare è l’aspetto pratico che riguarda il nostro quotidiano.

Pensiamo ad esempio al mondo del banking. A metà del mese di Marzo l’ABI invitava a non recarsi in filiale ma ad utilizzare i servizi online e le app a tutela sia dei clienti che dei dipendenti.
Secondo la ricerca “Report e banking 2019” intitolata Internet banking in Europa: Italia a -20, l’Italia è ancora tra i paesi con bassa diffusione dell’e-banking: soltanto il 34% degli individui utilizza i servizi bancari via web.

Potrebbe essere quindi questo il momento giusto per comunicare con i propri clienti in modo diverso, passando da una comunicazione che abitualmente è di tipo commerciale ad una che esprima valori aziendali fondanti, come la cura e l’attenzione per il cliente.

La realizzazione di tutorial su come effettuare operazioni bancarie online perseguirebbe questo intento, sostenendo in modo concreto la clientela meno abituata all’utilizzo di strumenti informatici.
Contenuti di questo tipo, facilmente fruibili anche da mobile, consentirebbero di non perdere il contatto con il cliente che preferisce venire in filiale e rafforzerebbe la fiducia nel proprio istituto bancario.

Un approccio simile potrebbe essere quello più indicato anche per le SGR. In questo contesto di enorme incertezza dei mercati, la produzione di contenuti dedicati, come webinar o infografiche che analizzino la situazione potrebbe diminuire l’insicurezza degli investitori.
Raccontare in modo semplice e diretto quale sia lo scenario e quali risorse le società di gestione del risparmio stiano mettendo in campo per proteggere i propri investitori, potrebbe essere il modo più giusto per abbracciare i propri investitori.

Cosa accadrà superata l’emergenza?

Sappiamo già che la pandemia da coronavirus avrà delle rilevanti ricadute sul sistema economico mondiale. Gli investimenti pubblicitari dovranno essere ricalibrati per intercettare un pubblico che attualmente è presente soprattutto sui canali digital e guarda molto di più la tv e, in generale, le produzioni video.

Sul lungo termine è difficile fare delle previsioni; alcuni settori, come il travel, probabilmente soffriranno di più, al contrario servizi online e e-commerce avranno la possibilità di accrescere il loro volume d’affari.

Quello che è fondamentale in questo momento è iniziare a ragionare su una nuova chiave comunicativa, sperimentare un nuovo linguaggio che sia davvero vicino alle persone.

I brand devono raccontare i valori a cui si ispirano in modo diretto, mettendosi al servizio di un pubblico che presto tornerà alla vita in una realtà economica e sociale profondamente cambiata.

Quella che ci aspetta è una sfida importante ma che potrebbe dare nuovo slancio al mondo della comunicazione.

Statistiche Social Network 2019 e tendenze Digital 2020

Come è cambiata la Rete nell’ultimo anno? Quali saranno le tendenze digital 2020?
Quali sono i contenuti più amati dagli utenti? Come sta andando il mercato dei dispositivi smart home?
Scopriamolo a partire dal “Global Digital Report 2020” di We Are Social in collaborazione con Hootsuite.

Il Digital nel mondo:

Attualmente le persone che hanno accesso alla Rete sono 4.5 miliardi, quasi 4 miliardi di queste utilizzano i social media.
Il 60% della popolazione mondiale è già online e le ultime tendenze sembrano annunciare che, nel giro di pochi mesi, più della metà della popolazione userà i social network. Negli ultimi mesi sono quasi 300 milioni le persone che, per la prima volta, hanno avuto accesso alla Rete e la maggior parte di questi appartiene a paesi in via di sviluppo.

Particolarmente significativi i dati che riguardano il tempo trascorso online nell’arco della giornata. Quasi il 40% del tempo di veglia trascorre online e metà di questo tempo è speso su dispositivi mobile.

Qual è l’impatto del digital sulle nostre vite?

Negli ultimi mesi si è fatta sempre più forte l’esigenza da migliorare la qualità del tempo trascorso online. Se da un lato nessuno vuole rinunciare alle potenzialità della Rete dall’altro c’è una volontà di utilizzare questo strumento in modo molto più consapevole. Gli utenti vogliono tutelarsi e anche i Brand, per il 2020, avranno come obbiettivo quello di creare un ambiente più favorevole per tutti.
Un obbiettivo così importante, conosciuto come Social Self-Care, può essere raggiunto anche attraverso la trasparenza, che dovrà riguardare soprattutto la diffusione di informazioni rilevanti per la società intera. Negli ultimi anni, la disinformazione ha creato una sorta di scollamento con la realtà che si manifesta con un disagio emotivo reale per le persone.
Il 2020 sarà, inoltre, determinante per ridurre il gap tra “mondo fisico” e “mondo virtuale” a livello di regolamentazione. La diffusione di una cultura dell’illegalità che da sempre ha fatto considerare la Rete come una sorta di far west dovrà essere combattuta con l’introduzione di nuove regole a cui anche i Brand dovranno adattarsi.
Fiducia, connessione e convenienza sono le keywords che racchiudono le esigenze di chiunque navighi in Rete.
La fiducia nelle aziende è il risultato di molti fattori, uno dei più importanti è la possibilità di “sentire” le voci di chi lavora all’interno delle aziende. Per questo motivo è importante creare un legame tra l’interno e l’esterno, tra l’esperienza da dipendente e quella da consumatore. In questo senso anche i contenuti devono essere pensati in modo diverso. Devono avere un forte potenziale emotional da veicolare attraverso i canali pubblici e devono creare un legame profondo sui canali privati. Un flusso continuo di informazioni tra l’interno e l’esterno che punti a rafforzare la credibilità e l’affidabilità dei brand. La web presence deve semplificare e rendere gratificante l’esperienza del consumatore.

I numeri del Digital nel mondo per il 2020

Oltre 5 miliardi di utenti utilizzano uno strumento mobile. Oltre 4 miliardi saranno gli utenti che accedono a internet. Quasi 4 miliardi, invece, gli utenti attivi sui social.
Tutti questi dati registrano un incremento rispetto all’anno precedente, in particolare crescono del 7.0% gli utenti della Rete.

Quanto tempo spendiamo in Rete?

Siamo connessi tutti i giorni in media per 6 ore e 43 minuti, di queste sono 2 le ore passate sui social media; oltre 3, invece, quelle impiegate per guardare contenuti in streaming e servizi televisivi on-demand.

Dati sull’utilizzo del mobile.

Il 92% degli utenti totali della Rete hanno accesso da Mobile. Il 91% di questi accede attraverso uno smartphone. La quantità media di tempo trascorso online tramite device mobile è di 3 ore e 22 minuti. In generale, rispetto al 2019, il traffico web proveniente da mobile cresce dell’8,6%

Quali sono i contenuti più amati dagli utenti della Rete?

Il 90% degli utenti ama guardare video, il 70% ascolta i servizi di musica in streaming. Cresce in modo esponenziale l’ascolto dei podcast, preferito dal 41% degli utenti online.

Tendenze dei social media nel 2020

Non è possibile sapere quanto ancora durerà la cavalcata di TikTok, è certo però che i contenuti generati all’interno della piattaforma stanno tracciando una nuova via che, chiunque si occupi di creazione di contenuti online, dovrebbe considerare per comprendere quali strategie potrebbero funzionare con le future generazioni.

E in Italia?

Il Digital Report 2020 in Italia ci racconta che a gennaio 2020 sono quasi 50 milioni gli utenti che utilizzano la Rete. Rispetto al 2019 l’incremento è stato del 2,4%.
35 milioni sono gli utenti che utilizzano abitualmente i social media. Rispetto al 2019 l’incremento è del 6,4%, quasi due milioni in più di utenti. I siti più visitati in Italia sono: Google, Facebook, Youtube e Amazon.

Il 92% degli italiani in Rete guarda video online, il 57% ascolta musica in streaming, il 23% si dedica all’ascolto di podcast.
Interessanti i numeri relativi all’utilizzo di tecnologie come i comandi vocali (35%) o i device per la smart home. Quasi l’8% degli utenti utilizza servizi come Alexa di Amazon o Google Home, il cui mercato è cresciuto rispetto all’anno precedente quasi del 30%.

In conclusione, il 2020 potrebbe essere l’anno della definitiva consacrazione dei dispositivi smart home e dei podcast. L’incremento delle loro percentuali di vendita e di utilizzo indica che l’interesse da parte degli utenti è sempre più forte.
Resta alto l’interesse per i contenuti video, sia per i contenuti più smart veicolati attraverso piattaforme come Youtube che per quelli più strutturati come le produzioni televisive che trovano spazio sulle piattaforme on-demand.

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Fonte: I dati presenti in questo articolo sono ricavati dal report “Global Digital 2020”  di We Are Social in collaborazione con Hootsuite.

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Connections – La Mostra: il piano di comunicazione integrato e l’evento

Tiriamo le somme di un progetto che, nel 2019, ci ha consentito di operare su più fronti in sinergia con artisti, aziende e istituzioni. Marzo, infatti, è stato il mese di “Connections – La Mostra”, l’installazione artistica di Pietro Baroni e Salvo Vitale che ha preso vita all’interno della Sala delle Colonne della Fabbrica del Vapore con il patrocinio del Comune di Milano.
Uramaki | Digital Content, specializzata nell’ideazione e realizzazione di contenuti per la Brand Communication e nello sviluppo di Content Strategies per campagne online di comunicazione, ha da subito sposato con entusiasmo l’idea di partecipare, in qualità di Partner per la produzione e la comunicazione, ad un progetto che, già dal suo concept, rivelava un forte valore artistico e sociale.
Il nostro obbiettivo era quello di far conoscere Connections e di diffonderne il messaggio in modo incisivo.

CONNECTIONS, è un’opera multimediale e multisensoriale che affronta da un punto di vista poco convenzionale il tema della paternità. 20 neo-padri raccontano la loro nuova condizione, grazie ad una esperienza immersiva, capace di cogliere la verità più profonda del complesso rapporto che lega padri e figli. L’allestimento, realizzato con la preziosa collaborazione di Bose Professional e WBI e arricchito dall’avvolgente installazione sonora realizzata da Matteo Milani di Unidentified Sound Object, ha accolto in poco meno di un mese circa 3.000 visitatori.
Connections – La Mostra ha intercettato un pubblico piuttosto trasversale, una fetta importante era però costituita da famiglie con bambini che hanno vissuto l’emozionante esperienza dell’accogliente installazione e hanno avuto modo di testare i prodotti messi a disposizione da sponsor come Suavinex.

 

Per creare awareness intorno al nome dell’evento ma anche al suo universo valoriale, Uramaki | Digital Content ha messo a punto un piano di comunicazione integrato, declinato sull’online e sull’offline. I primi passi sono stati l’implementazione del sito Connections – La Mostra e la creazione della pagina Facebook ufficiale, seguiti poi da attività di Digital PR e Influencer Marketing. In contemporanea sono stati attivati canali più tradizionali con una campagna dedicata agli organi di stampa e a tutti i soggetti potenzialmente interessati all’iniziativa. Durante il periodo della mostra “Connections” ha goduto di diversi passaggi in radio e tv: da Radio DJ a Radio 24 e Radio2. La Rai ha dedicato spazio nei tg e nelle rubriche culturali.

Il progetto è stato seguito da un team dedicato composto da uno sviluppatore, un grafico, un social media manager, un content manager. La squadra, con la supervisione del nostro direttore creativo Valentina Mantica, ha lavorato in sinergia con gli autori del progetto, creando contenuti adatti ad ogni canale utilizzato: video, miniclip teaser, grafiche personalizzate per gli eventi collaterali come i numerosi laboratori che hanno animato i weekend della mostra.

La “visual identity” di Connections è stata realizzata lavorando con attenzione ad ogni dettaglio. La veste grafica realizzata da Uramaki | Digital Content ha accompagnato tutti i materiali prodotti, dai video ai teaser, ai contenuti che hanno riempito ogni angolo della città. Grazie alle partnership con Clear Channel, infatti, i volti di Connections hanno trovato spazio su 200 monitor digital outdoor e in tutte le stazioni BikeMi presenti sul territorio di Milano.

Il viaggio di Connections non è ancora finito, keep in touch!

Connections Media Case from Uramaki | Digital Content on Vimeo
Credits:
Una mostra di On-Off
Installazione sonora a cura di Matteo Milani,(Unidentified Sound Object) Music&Sound Designer.
Coprodotta da Comune di Milano – Comune di Milano – Fabbrica del Vapore
Partner di comunicazione e produzione: Uramaki – Digital Content
Partner tecnici: Bose Professional e WBI spa
Media Partner: Clear Channel

La Generazione Z – Caratteristiche e abitudini di consumo

La Generazione Z comprende tutti i ragazzi nati tra il 1995 e il 2012, per le sue caratteristiche e abitudini di consumo è già considerata come una generazione straordinaria: la Generazione Z è multiculturale, istruita e con una notevole capacità d’acquisto.
Secondo una ricerca condotta da Morning Consult le abitudini della Gen Z americana influenzeranno l’intero sistema culturale e commerciale statunitense.
La Generazione Z americana ha dei tratti caratteristici che la distinguono per interessi e intenzioni. È una generazione motivata, socialmente consapevole, individualista. I giovani che ne fanno parte hanno come obbiettivo quello di far carriera e di raggiungere importanti risultati personali. Vogliono collezionare esperienze, vogliono vivere momenti indimenticabili e prestano meno attenzione al possesso di un oggetto singolo. Disegnati spesso come sognatori, i giovani di oggi sembrano in realtà essere molto più concreti di chi li ha preceduti. La loro consapevolezza avrà delle ripercussioni sociali ed economiche che nei prossimi anni vedremo con maggiore chiarezza.

La Generazione Z e le abitudini di consumo

Però sappiamo già che la Generazione Z è politicamente impegnata, crede nella giustizia sociale e nei diritti civili. Questo atteggiamento nei confronti del mondo influenza il rapporto con i brand e i processi d’acquisto. Intercettare e comprendere la loro prospettiva è dunque fondamentale per comunicare con questo pubblico così specifico. Non basta colpire il loro immaginario, bisogna immergersi nel loro mondo e parlare lo stesso linguaggio che è fatto di valori ben definiti e di condivisione.
Lo sharing è per la Gen Z un approccio alla realtà del tutto naturale, strutturato secondo i parametri di quello che viene definito come Narrow Wide Web. La Gen Z si muove, infatti, attraverso community verticali e ristrette. La loro è una condivisione mirata che punta a concentrarsi intorno a community che ruotano intorno agli stessi interessi.

I dati più sorprendenti emersi dalla ricerca Morning Consult sono quelli che riguardano i canali di vendita preferiti. La Generazione Z è composta da nativi digitali ed è forse la prima generazione totalmente mobile first, ciò nonostante il canale di vendita preferito resta lo store fisico. Lo shop in-store è amato soprattutto dalle ragazze.

La Generazione Z in Italia

In Italia appartengono alla Generazione Z quasi 4 milioni di giovani di età compresa tra i 18 e i 25 anni. Una ricerca BNP Paribas Cardif conferma la tendenza all’acquisto in-store anche per i giovani italiani. Per quanto riguarda gli acquisti sul web l’80% di questi riguardano beni fisici come abbigliamento ed elettronica.
A “suggerire” i prodotti sono soprattutto gli amici e la famiglia, meno presa sembrano avere gli “influencer”.

Questo dato sembra confermare per i brand la necessità di comunicare con la Gen Z in un modo che sia davvero coinvolgente e in grado di generare fiducia nel marchio.

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Instagram Engagement Report – Le tendenze nel 2019

La crescita di Instagram negli anni è stata costante. Oggi raccoglie più di un miliardo di utenti attivi e non teme la concorrenza di piattaforme più recenti e innovative come TikTok, introducendo continuamente nuove features. Analizzando 48,065,694 post pubblicati su Instagram, Hubspot ha realizzato un INSTAGRAM ENGAGEMENT REPORT, uno strumento molto utile per chi vuole capire le nuove tendenze e sfruttare al meglio la piattaforma. A partire dai dati proveremo a suggerirvi piccoli consigli strategici.

Instagram Engagement Rate

Avete mai sentito parlare di “Engagement”? Siamo certi di sì.
L’Engagement Rate è tra i parametri più importanti per stabilire il successo di una campagna digital perché misura il grado di coinvolgimento del pubblico. Attraverso le interazioni, i like, i commenti e le condivisioni possiamo capire quanto una campagna sia riuscita nell’obbiettivo di emergere e lasciare il segno.

Secondo il report Hubspot, l’80% delle aziende considera l’engagement la metrica di maggior valore, ed è per questo motivo che i brand hanno come obbiettivo quello di incrementarne le percentuali.

 

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Come si aumenta l’engagement su Instagram?

Instagram dà la possibilità di creare contenuti visivi in vari formati. L’implementazione di nuove funzionalità, come le Storie e IGTV, consente di pubblicare contenuti video di varie lunghezze che possono essere commentati ma anche condivisi, ad esempio con la possibilità di aggiungere storie altrui al proprio profilo. Una maggiore viralità implica un incremento nel numero delle visualizzazioni e aumenta la possibilità di ricevere messaggi diretti dagli utenti. Creare una connessione diretta con il proprio target è fondamentale per intercettare necessità ed esigenze di chi entra in contatto con il brand.

I contenuti

Quali sono i contenuti che funzionano meglio?

Rispetto al 2018 cresce l’interazione media con i contenuti video. I video ottengono una media di 6000 Like, confermando una tendenza diffusa su tutti i social network. La stessa tendenza si registra sul numero dei commenti. I video ricevono in media 150 commenti, quasi il doppio rispetto ai post statici.

 

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Un post condiviso da Jennifer Aniston (@jenniferaniston) in data:

Per aumentare il livello di engagement è quindi consigliabile puntare su contenuti video. Nel caso in cui si creassero anche delle Storie è fondamentale l’utilizzo della sezione Highlights, così da non perdere i contenuti pubblicati allo scadere delle 24 ore di vita previste per le Storie.

Gli Hashtag

L’utilizzo degli hashtag è davvero utile per aumentare l’engagement?

L’analisi condotta da Hubspot porta a risultati contrastanti rispetto a quella che è l’idea comune. La media numerica sembra indicare che ad un maggior numero di hashtag non necessariamente corrisponde un maggiore coinvolgimento del pubblico. Questi risultati però possono dipendere da diversi fattori: la media potrebbe essere influenzata dai risultati dei Creators che hanno una portata organica che non ha bisogno di un utilizzo massivo degli hashtag. Allo stesso modo, un contenuto di qualità non ha bisogno di hashtag per ottenere buoni risultati e coinvolgere il pubblico. Una buona idea potrebbe essere quella di utilizzare pochi hashtag in modo strategico. Per trovare ispirazione si potrebbe studiare la concorrenza per scoprire quali sono gli hashtag di settore più performanti.

Hubspot suggerisce, inoltre, l’utilizzo di “branded hashtag”.
Basti considerare che 7 hashtag su 10 sono brandizzati.

L’utilizzo del Tagging

L’uso dei tag su Instagram deve essere strategico. Deve essere pensato per aumentare il coinvolgimento, la diffusione dei post e la creazione di interazioni con personaggi influenti di settore. Anche in questo caso non è necessario utilizzare molti tag per aumentare l’engagement, quello che conta è identificare i soggetti più adatti.

 

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Un post condiviso da Creators (@creators) in data:

La Community

Quasi tutti i Brand sono presenti su Instagram, riuscire ad aumentare il numero dei follower con una concorrenza così forte è davvero un’impresa. L’obbiettivo, dunque, potrebbe essere quello di ottimizzare gli investimenti puntando ad un maggiore coinvolgimento della community esistente, lasciando che l’incremento degli utenti che seguono il profilo sia la naturale conseguenza di un lavoro ben fatto.

Gli Influencer

L’influencer marketing ha cambiato le regole della pubblicità. Gli influencer raccontano i brand attraverso la loro vita, la loro narrazione “senza filtri” viene considerata più autentica di un normale spot pubblicitario.  Oltre ad accrescere la brand awareness di un marchio, o di un nuovo prodotto, favoriscono la conversione proprio grazie al rapporto di fiducia che si crea tra il Creator e l’utente. Non sempre però la scelta più giusta è quella di affidarsi ad un big influencer. Sempre più spesso i brand preferiscono affidarsi a micro-influencer, personaggi di nicchia quindi più mirati, che godono di maggiore fiducia perché considerati ancora più affidabili.

 

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Un post condiviso da Chiara Ferragni (@chiaraferragni) in data:

In conclusione, il report Hubspot conferma alcuni trend, come la maggior capacità di penetrazione dei video, e sorprende con alcune considerazioni inaspettate, come quella sull’utilizzo moderato degli hashtag.

Resta imprescindibile la necessità di creare contenuti di valore, capaci di coinvolgere il pubblico in modo spontaneo e naturalmente ingaggiante.

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