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Influencer Marketing – Come regolamentare l’adv sui social?

Già alla fine del 2016 diversi segnali indicavano il 2017 come l’anno dell’Influencer Marketing e le cose devono proprio essere andate così, almeno a giudicare dalle recenti discussioni nate intorno alla necessità di regolamentare l’adv sui social.

Avviare una campagna di Influencer Marketing, all’interno di una strategia digitale più ampia, è uno dei modi più efficaci per rivolgersi al pubblico di riferimento in modo diretto e immediato.

Con i loro scatti, gli influencer riescono a conquistare la fiducia dei followers e a ispirare le loro scelte d’acquisto. Sono tanti gli elementi che contribuiscono a creare questo rapporto preferenziale: gli influencer sono fotogenici e conducono uno stile di vita straordinario che suscita ammirazione ma anche un forte desiderio di emulazione; è quindi naturale che nello spettatore nasca la volontà di entrare in possesso del prodotto che l’influencer mostra con disinvoltura sui propri canali.

Quando parliamo di Influencer Marketing non dobbiamo limitarci a considerare le icone del fashion o le star dello showbiz, un numero di followers a sei zeri non sempre è l’aspetto più importante. Da non sottovalutare è la forza dei microinfluencer; sono in genere esperti di un settore specifico, capaci di influenzare un pubblico di nicchia che sceglie di seguire qualcuno per l’affidabilità e la competenza dimostrata un post dopo l’altro.

Nasce da questa capacità di penetrazione dell’Influencer Marketing l’esigenza di una regolamentazione dell’adv sui social. Quello che si richiede è una maggiore trasparenza al fine di tutelare gli utenti da un messaggio pubblicitario non esplicito.

Alla fine di Giugno una lettera dell’Antitrust invitava all’utilizzo di hashtag dedicati che rendessero chiara la natura promozionale dei post; tra i destinatari c’erano personaggi come Chiara Ferragni o Belen Rodriguez ed è così che, timidamente, sotto alcuni dei loro scatti avevano fatto la loro comparsa i primi #ad e #sponsored della loro carriera di influencer.

? @maserati #ad #TheBlondeSaladGoesToNewYork #Maserati

Un post condiviso da Chiara Ferragni (@chiaraferragni) in data:

La prima piattaforma che ha implemento una funzionalità dedicata è, non poteva essere altrimenti, Instagram che ha introdotto i “Contenuti Brandizzati”. La nuova feature è gestita direttamente dai brand e consente di creare in automatico un tag che dichiari in modo esplicito l’esistenza di un rapporto di natura commerciale con l’influencer scelto per la campagna.

Quali saranno le conseguenze di questo nuovo approccio all’Influencer Marketing? Gli Influencer saranno considerati meno affidabili di prima? Avranno meno appeal? E’ difficile da prevedere, il pubblico sembra essere abbastanza smaliziato sulle dinamiche dei social ma un pizzico di trasparenza in più garantirebbe, probabilmente, una maggiore qualità dei contenuti.

 

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Video Viral nell’Automotive

Quando si parla di automobili e advertising sappiamo che è possibile giocare con le emozioni, con l’avventura o trovarsi al centro di situazioni ricche di azione.
Negli ultimi anni le soluzioni creative adottate per i video viral del settore Automotive hanno toccato le corde più diverse. Le case automobilistiche hanno sperimentato, utilizzando nuovi linguaggi e approcci molto spesso innovativi.

BMW

Senza dubbio rivoluzionaria è stata BMW che, ancor prima della nascita di YouTube, ha creato una serie destinata ad una diffusione esclusivamente digitale. Nel 2001 uscì il primo degli otto cortometraggi previsti dal progetto “The Hire”. Acclamati dalla critica, diventati veri e propri cult, i corti vennero prodotti dai fratelli Ridley e Tony Scott e diretti dai più importati registi del momento, tra questi Ang Lee e Guy Ritchie. Sullo schermo, insieme a Clive Owen, protagonista della serie, si alternarono Madonna, Gary Oldman e Mickey Rourke.
Nel 2016, a distanza di 15 anni dal primo corto, BMW è tornata con un nuovo episodio della serie per il lancio della nuova BMW 5 Series. The Escape è diventato subito virale, superando le 6.000.000 di views. Azione e suspence sono ancora una volta al centro della storia.

Skoda

“Semplicemente” è il titolo della campagna Skoda 2016 che punta sull’emozione, scegliendo di mostrare l’identità del brand soltanto alla fine del corto che, in pochi mesi, ha realizzato oltre 4 milioni di visualizzazioni. Un ottimo esempio di branded content, costruito su un effetto sorpresa che ha contribuito a diffondere il passaparola. L’utilizzo di un registro lontano dallo stereotipo dell’adv automotive ha coinvolto un pubblico ancora più vasto di quello in target.

Ford

La Ford Experience, invece, si affida ad un testimonial che della viralità ha fatto il suo punto di forza. Ken Block, pilota di rally e mago del drifting, con i suoi video della Gymkhana Series ha creato alcuni tra i contenuti video più virali di sempre. Tra questi c’è anche il Ken Block’s Ultimate Exotic Playground in Dubai realizzato proprio in collaborazione con Ford e che, a poco più di un anno dalla pubblicazione, registra quasi 25 milioni di views. La spettacolarità dei video viral di Block aumentano la brand awareness e mostrano la versatilità delle Ford, capaci di adattarsi anche alle situazioni più estreme.

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Video Viral nel Travel e Tourism Marketing

Torniamo a parlare di video virali. Ce n’eravamo già occupati alcuni post fa delineando quali siano i fattori fondamentali per la creazione di un video di successo. Questa volta puntiamo la nostra attenzione sul Travel e Tourism Marketing. Il settore del turismo online è in fortissima espansione. Il viaggiatore digitale prima di mettersi in viaggio naviga per il web alla ricerca di informazioni, studia le tappe, i percorsi e le strutture ricettive. Tutto viene pianificato nel dettaglio. Per gli operatori del settore è quindi importante costruire una buona reputazione online e creare dei contenuti di valore. Accrescere la brand awarness e raccontare in modo coinvolgente i prodotti e i servizi offerti aiuta ad emergere e ad affermarsi. Un buona strategia non può fare a meno dei video, la loro capacità di penetrazione e di coinvolgimento del pubblico li rende uno strumento indispensabile. Bastano, infatti, pochi secondi per raccontare le bellezze di un luogo o per trasformare una normale esperienza di viaggio in una meravigliosa avventura.

Barcellona Go!

Nel 2014 il Catalan Tourism Board ha commissionato a 5 artisti la realizzazione di clip che promuovessero il territorio. Uno di questi è Rob Whitworth,  filmmaker che utilizza la tecnica del Flow Motion che mixa hyperlapse e postproduzione, fino ad ottenere un movimento fluido che restituisce la sensazione di essere sul posto, in questo caso tra le strade e le principali attrazioni di Barcellona. Un esempio straordinario di come la tecnologia possa aiutare la creatività ad esprimersi al meglio. Barcelona GO! from Rob Whitworth on Vimeo.

AirNewZealand

La compagnia aerea punta tutto sull’intrattenimento pop. I suoi particolari “safety video” hanno raccolto negli ultimi anni più di 100 milioni di visualizzazioni. Tra i più famosi quello popolato dagli hobbit del Signore degli Anelli e diffuso proprio in occasione dell’uscita del capitolo “La battaglia dei cinque eserciti”. La compagnia di bandiera della Nuova Zelanda si candida a diventare la compagnia ufficiale della Terra di Mezzo.

Discover the Spirit of Japan

Il Giappone sceglie, invece, di raccontarsi attraverso il suo popolo e le sue tradizioni. “Do you really know the people of Japan?” è la domanda che apre il video e che invita lo spettatore ad immergersi, davvero, nella realtà giapponese. Sullo schermo scorrono i volti e le danze tipiche del paese. Discover the Spirit of Japan è un video che racconta non soltanto i luoghi ma soprattutto la tradizione e la personalità, a volte considerata enigmatica, dei giapponesi. Si gioca dunque sul coinvolgimento emotivo e sulla curiosità del viaggiatore, costruendo un immaginario che prende spunto dalla bellezza e dall’accoglienza.

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Branded Content – Case study di successo

Fare Branded Content, oggi, significa distinguersi e raccontare in modo originale l’universo racchiuso all’interno di un Brand.
La creazione di contenuti di valore apre ad una nuova forma di dialogo con il pubblico, lo intrattiene e lo emoziona senza necessariamente mettere al centro della comunicazione il prodotto.
Raccontare storie, regalare una nuova prospettiva, entrare a far parte dell’immaginario quotidiano di clienti e prospect, significa rendere la propria presenza sul mercato un riferimento necessario per chi inizia un processo d’acquisto. Il Branded Content si intreccia in modo indissolubile allo Storytelling, che viene declinato nella sua dimensione corporate, con l’intento di suggerire universi narrativi in grado di creare un legame emotivo tra la marca e l’audience di riferimento.
Il Corporate Storytelling può avere molte declinazioni ed investimenti produttivi differenti a seconda delle esigenze; la creatività e la capacità di creare engagement restano, però, presupposti indispensabili per ottenere risultati di valore.

Vi segnaliamo alcune recenti case study che si distinguono per la loro capacità di intrecciare il Brand e la narrazione in modo perfetto. Alcune di queste produzioni sono dei veri e propri cortometraggi che accompagnano lo spettatore fino all’ultimo frame, lasciando in loro il segno di un’esperienza coinvolgente.

Campari – Killer in Red

Paolo Sorrentino è il regista di un noir studiato nei minimi dettagli. Killer in Red è il cuore della campagna Campari Red Diaries 2017, un progetto di branded content che ruota intorno all’idea che “ogni cocktail racconta una storia”. Clive Owen è il protagonista di questa piccola produzione hollywoodiana che ci introduce al mondo dei bartender, protagonisti a loro volta di un’altra serie di clip in cui, in modo epico e raffinato, raccontano la nascita dei loro cocktail più famosi. La creatività racconta la creatività sullo sfondo di scenari definiti da una fotografia decisa e da uno stile inconfondibile.

Polaroid – The Fishbowl

“Un punto di vista differente può cambiare il modo di vedere il mondo” é il concept del corto che racconta la storia di Edwin Land, fondatore della Polaroid Corporation. Un narrazione ispirazionale, dalle atmosfere retrò, che richiama il genere biopic molto amato anche ad Hollywood. Se vi siete mai chiesti come siano nate le lenti polarizzate adesso avrete modo di scoprirlo in modo sicuramente poco scientifico ma decisamente emozionante.

Burberry – The Tale of Thomas Burberry

Ancora più coinvolgente e cinematografico è il brandend content firmato Burberry. Ispirato all’avventurosa vita del fondatore del marchio, il film attraversa i 160 anni di storia del brand inglese intrecciandolo ad avvenimenti storici realmente accaduti. Sullo schermo passano le immagini del giovane Burberry alla ricerca del segreto del gabardine, animato da quella passione che gli farà attraversare con disinvoltura la guerra e i saloni dell’alta società. Tra le protagoniste c’è anche Sienna Miller, una vera icona dello stile britannico. Il corto, diffuso a Natale del 2016, ha talmente colpito l’immaginario del pubblico che, in tanti, hanno sperato che la campagna Burberry diventasse un film completo. Chissà che non ci stiano già lavorando…

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Video verticali, a che punto siamo?

Ricordate quand’è stata l’ultima volta che avete ruotato il vostro smartphone per guardare un video? Non ne avete idea? È probabile perché, senza che ce ne accorgessimo, i video verticali hanno progressivamente preso campo. E’ un dato di fatto, la fruizione degli smartphone, oggi, avviene prevalentemente in posizione verticale. Applicazioni come Snapchat, o la possibilità di trasmettere Live su Facebook, stanno radicalmente cambiando il modo di guardare i contenuti creativi.

Se n’è accorto anche Google che, recentemente, ha aggiornato la sua app con una feature che adatta allo schermo i video verticali, eliminando di fatto le barre nere laterali. Una visione full screen che migliora sicuramente l’esperienza sulla piattaforma.
Tra i brand che hanno intuito la carica innovativa dei video digitali c’è Nespresso che, con Usefarm, ha lanciato il contest Nespresso Talent. Alla seconda edizione, quella del 2017, hanno partecipato oltre 300 video, provenienti da 41 paesi diversi.

1° classificato Nespresso Talent

2° classificato Nespresso Talent


Adesso sarà compito dei creativi trovare nuove forme espressive, in grado di sfruttare al massimo le potenzialità dei video verticali. Un percorso che potrà essere fatto come precisa scelta di marketing ma anche per tracciare un nuovo linguaggio artistico.

Il formato verticale consente un’intimità con il soggetto del tutto inedita. Nei prossimi mesi sarà interessante scoprire in che modo i video verticali riusciranno a costruire un nuovo immaginario.
Non ci resta che sperimentare.

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Zia Prudenza, la nuova campagna educational per UBI Banca

I social media rappresentano una grande opportunità per il settore bancario. La possibilità di stabilire una relazione diretta con il pubblico, di trasmettere i propri valori in modo immediato, di far conoscere i prodotti di punta, sono un plus ormai irrinunciabile per ogni istituto finanziario. Informare, educare, fidelizzare, sono alcuni degli obbiettivi che una buona strategia di social media marketing per il banking può raggiungere.

In quest’ottica, dopo il progetto Easy City, Uramaki torna a collaborare con UBI Banca per la creazione di “Più sicuri con i consigli di Zia Prudenza”, una rubrica educational dedicata alla sicurezza. La campagna, veicolata sulla Fan Page ufficiale di UBI Banca ha totalizzato, nell’arco di 6 settimane, circa 16.500 interazioni e raggiunto oltre 70.000 utenti.

Nata dalla matita di Marco Ghion, Zia Prudenza punta tutto sull’ironia, veicola informazioni e intrattiene allo stesso tempo. Ghion ha lavorato molto sulla caratterizzazione dei personaggi, creandoli prima su carta e trasformandoli, soltanto in un secondo momento, nella loro versione digitale. Un approccio artigianale che ha permesso la realizzazione di 12 vignette curate nei dettagli e molto accattivanti; i post attraverso cui sono state condivise hanno registrato un buon livello di engagement: il rate medio della campagna è stato superiore al 2,3%.

Nel mese di Marzo, in coincidenza con la campagna di Zia Prudenza, la pagina Facebook di UBI Banca ha registrato un costante incremento di iscritti*. Coinvolgere la community con contenuti di valore crea quel circolo virtuoso indispensabile per affermare la propria identità sui social.

Se avete dubbi su come comportarvi al bancomat in tutta sicurezza chiedete pure a Zia Prudenza, lei saprà come aiutarvi strappandovi un sorriso. 🙂
*Fonte Blogmeter

Come rendere un video virale curandone il Contenuto

«Vorremo un video virale!» è una delle richieste che, chi si occupa di content marketing, sente rivolgersi più spesso. In realtà, rendere un video virale non è affatto semplice, anzi è forse una delle sfide più difficili da superare per chi si occupa della creazione di contenuti per il web. La viralità dipende da moltissimi fattori che non sono quasi mai casuali; il successo di un video va sostenuto con una strategia accurata e con dei contenuti studiati nel dettaglio.

I Brand e il pubblico

Gli ultimi dati raccolti da Meaningful Brands* ci dicono che, in Italia, il legame tra Brand e consumatori esiste ma che i margini di miglioramento sono notevoli, soprattutto rispetto al ruolo strategico dei contenuti. Le aspettative dei consumatori sono molto alte, quello che si chiede alle aziende è di essere aperte e “significative”.
Il consumatore cerca il dialogo e una più ampia capacità del brand di incidere sulla qualità della vita.

Come rendere più forte il rapporto che lega i brand al pubblico?
La risposta può sembrare scontata ma non lo è per nulla. Per entrare nell’immaginario dei consumatori i Brand devono costruire contenuti di valore.
Il 63% dei contenuti condivisi in Italia non viene considerato significativo, molto di quello che viene veicolato in rete non colpisce l’utente e scivola via senza lasciare traccia.

Tuttavia, l’86% degli italiani vorrebbe ancora più contenuti: vuole vivere delle esperienze, partecipare ad eventi sul territorio e si aspetta di ascoltare delle storie.
I presupposti per rafforzare il legame tra aziende e consumatori ci sono tutti perché da parte del pubblico c’è la disponibilità a farlo, tocca ai Brand mettersi ancora di più in gioco per raccogliere la sfida.

Come rendere un video virale?

Una content strategy vincente deve avere un approccio multicanale, tarato sulle esigenze del Brand.
Una analisi preliminare dello scenario permetterà di:

  • avere chiari gli obiettivi aziendali ed il messaggio da veicolare;
  • individuare la propria audience di riferimento;
  • individuare i canali di distribuzione del contenuto più adatti al mio scopo;
  • creare una linea ed un piano editoriale coerente con il messaggio ed il posizionamento del Brand;
  • allineare il tone of voice della comunicazione con quello del Brand;
  • raccontare storie che differenziano il Brand nell’enorme traffico online;
  • creare contenuti che SPACCANO e che facciano “rumore”;

L’ideazione di un video tiene conto di questi e di altri fattori perché punta ad avere il massimo della visibilità e della diffusione. Ma ci sono anche altri elementi che vanno tenuti in considerazione, sono quelli più legati allo specifico del linguaggio audiovisivo e dei canali su cui il video dovrà viaggiare.

Alcuni di questi elementi, per noi di Uramaki, sono alla base di un progetto di valore.
I nostri video devono:

Raccontare una storia.
In accordo col Brand scegliamo con cura il tema da affrontare e su questo costruiamo una storia coinvolgente che lo rappresenti in tutte le sue sfaccettature.

Conquistare il pubblico.
La soglia di attenzione di chi naviga su internet è molto breve, bisogna colpire il pubblico in pochissimi secondi. Per farlo bisogna essere sorprendenti, emozionanti e divertenti già dal primo frame.

Trasmettere emozioni.
Un contenuto capace di suscitare emozioni sarà più facilmente sharato, questo è vero soprattutto quando i sentimenti che si veicolano sono positivi. Condividere con un amico un video divertente, commovente o che suggerisca una riflessione, è il gesto più naturale che si possa fare, soprattutto sui social.

Nelle prossime settimane analizzeremo nel dettaglio alcune case study relative a video viral che, secondo noi, sono riusciti a raccontare i brand in modo originale e coinvolgente.
Come nel caso di Volvo che, negli anni, è riuscita ad esplorare linguaggi diversi ottenendo comunque numeri da record.

Volvo Trucks 2013

 

Volvo Trucks 2015

*Fonte: Meaningful Brands

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Facebook, Google e la Realtà Virtuale. Siamo finalmente pronti?

Facebook e Google investono su VR (Realtà Virtuale) e Realtà Aumentata. Durante i più importanti eventi annuali dedicati agli sviluppatori, l’F8 di Facebook e il Google I/O 2017 , i due colossi del web hanno presentato i loro piani per il futuro. Zuckerberg annuncia un piano di investimenti che, per i prossimi 10 anni, porterà avanti lo sviluppo delle tecnologie legate a tutto ciò che riguarda la realtà virtuale e l’intelligenza artificiale. Google, invece, proverà a semplificarne l’utilizzo.
Si tratta di un ulteriore passo avanti rispetto alla diffusione dei formati in 360° che, negli ultimi due anni, hanno già ampliato le modalità di creazione e fruizione dei contenuti sulle due piattaforme.
Tra le novità introdotte da Facebook nel 2017 ci sono:

  • Camera Effect Platform, che comprende nuovi strumenti per la realizzazione di immagini personalizzate.
  • Facebook Space, un ambiente virtuale in cui gli utenti potranno ritrovarsi per comunicare in modo diverso, più diretto, grazie alla tecnologia sviluppata per Oculus Rift. Immaginate di ritrovarvi in un Second life 3.0.

Google, invece, punta l’attenzione su un innovativo rapporto software/hardware presentando Worldsense, un nuovo sistema di tracciamento degli oggetti che verrà utilizzato sul primo visore standalone mai sperimentato. Uno strumento in grado di creare l’ambiente virtuale che non ha bisogno di cavi, né di essere collegato a smartphone o PC.

 

Sarà la volta buona?

Facciamo un passo indietro. Qual è stata la prima volta che avete sentito parlare di realtà virtuale? Saranno passanti almeno due decenni, forse di più. Nel 1993, al cinema, c’era “Il Tagliaerbe”, film tratto da un racconto di Stephen King, che introduceva l’argomento con i soliti scenari apocalittici che accompagnano le innovazioni tecnologiche. La macchina vince sempre sull’uomo, anche se si tratta di creare ambienti virtuali in cui muoversi a scopo ludico. La realtà tangibile è sempre in pericolo, minacciata dall’intelligenza artificiale. In realtà, come per ogni strumento utilizzato, gli “effetti collaterali” dipendono spesso dall’intelligenza umana. Le derive, le cui implicazioni possono essere anche di tipo sociale, non sono da imputare alla macchina ma a chi la controlla.
Nel caso della realtà virtuale la corsa allo sviluppo si è poi interrotta diverse volte. Quella che venti anni fa sembrava una risorsa rivoluzionaria non ha più trovato applicazioni, se non in sporadici tentativi di rilancio. Gli investimenti fatti in passato hanno portato ad un miglioramento concreto delle tecnologie, soprattutto rispetto agli accessori come guanti e visori, ma la diffusione resta ancora legata a settori specifici, come quello dei videogames. Sulla diffusione incidono i costi, considerati ancora troppo alti, ed esperienze ancora troppo poco realistiche. Nonostante tutto il mercato si è ritagliato degli spazi per la sperimentazione.
Oggi, Facebook e Google rilanciano la sfida, puntando sulla semplicità degli strumenti e sull’idea di una esperienza da vivere all’interno di una community.
Ritroviamoci tutti qui tra dieci anni per capire se, nel 2017, eravamo finalmente pronti.

Il formato 360° e le sue applicazioni

Nel frattempo, però, è possibile dare ampio spazio alla creatività con gli strumenti che Facebook e Google hanno già messo a disposizione. I video e le foto a 360° sono una realtà affermata e trasversale, utilizzata per la promozione di eventi e prodotti. McDonald’s, Dior, Airbus, Microsoft, Pepsi sono soltanto alcuni dei brand che hanno utilizzato il 360°, dimostrando così la versatilità del formato. L’utente si immerge nella comunicazione del brand, vivendo un’esperienza sensoriale che lo avvicina in modo quasi fisico al prodotto.

Ecco alcuni esempi di come i brand hanno utilizzato il 360 degree:

Microsoft

Visa Mexico

Mountain Dew

Dior

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IAB Seminar 2017. Trend e best practices del Content Marketing per l’advertising.

Si è svolto a Milano il primo IAB Seminar del 2017. L’evento, Content Strategy: from Advertisers to Media Companies, è stato dedicato al Content Marketing nelle sue diverse declinazioni. Il programma degli interventi ruotava intorno a temi fondamentali per la presenza online di un prodotto. Si è parlato di Branded Contents, cioè di quei contenuti che vengono creati appositamente per comunicare i valori di un brand e identificarne la sua presenza sul web; si è parlato di Distribution e Content Strategy, quindi delle modalità migliori per distribuire i propri contenuti in Rete; infine, si sono analizzati gli aspetti legati alle metriche e alle misurazioni, parametri indispensabili per studiare nuove strategie e stabilire i KPI dei progetti digitali.

Gli interventi e i relatori

Tra gli interventi più apprezzati dello IAB Seminar c’è stato quello di Jennifer Hubber. La CEO di Ipsos Italia ha presentato una ricerca realizzata in collaborazione con la Oxford University e con BCMA, Branded Content Market Association.
I dati presentati dalla ricerca dimostrano che l’enorme quantità di informazioni veicolate dalla Rete, per Youtube si parla di oltre 100 ore di contenuti in upload al minuto, determina le caratteristiche di una buona comunicazione online, soprattutto se riferita al formato video.
I brand, infatti, devono ottimizzare al massimo i loro contenuti, andare a caccia della right people @ right time e conquistarne lo sguardo nel giro di pochi secondi. I dati Ipsos mostrano che la soglia di attenzione massima per un contenuto video è fissata intorno ai 7 secondi, passati i quali l’utente è attratto da altro.
Una sfida complessa che si può vincere soltanto con la creatività. Content is king è una regola che oggi vale più che mai; bisogna costruire delle storie coinvolgenti, che colpiscano l’immaginario di chi guarda. Non basta presentare un prodotto, è necessario far vivere un’esperienza piacevole che resti impressa nella memoria del potenziale acquirente.
A conferma della necessità di un content marketing ricco di valore aggiunto arrivano i numeri presentati durante lo speech: “Editoria e content, una relazione nativa” a cura di Blasting News: ogni minuto, in rete, vengono condivisi 211.000.000 di contenuti. Facebook si conferma la piattaforma più utilizzata, ma Instagram e Whatsapp si difendono alla grande, facendo circolare circa 600.000 fotografie al minuto.

Per esserci, per essere visibili, bisogna saper fare la differenza.

IAB Seminar 2017 – Content Strategy: from Advertisers to Media Companies. from uramaki on Vimeo.

Anche quest’anno Uramaki è partner di Iab Italia nella produzione dei contenuti video per gli eventi.
Il prossimo appuntamento con IAB Seminar è fissato per il 4 Luglio con l’evento: Programmatic & Marketing Automation: Data, Transparency and Quality.

Hashtag: #iabcontent17

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Tempo di Libri – La fiera del libro di Milano tra analogico e digitale

Tempo di Libri è la nuova fiera del libro di Milano che, con il suo programma ricchissimo di eventi, farà sicuramente il pieno di visitatori. La manifestazione è nata sotto il segno dell’inclusività, obbiettivo degli organizzatori è quello di coinvolgere davvero tutti: grandi e piccoli editori e lettori di ogni tipo, feticisti della carta ma anche appassionati di ebook. Non a caso, tra i padiglioni della Fiera di Milano, abbiamo visto colossi dell’editoria tradizionale, come Mondadori e Feltrinelli, dividersi gli spazi con nuove realtà tutte digitali come Audible, produttore e distributore di audiobook da ascoltare tramite app, e Amazon Publishing, la casa editrice di Amazon che mescola i formati Kindle a quelli cartacei in vendita esclusiva sulla piattaforma ecommerce.

Le case editrici e i social network

Non c’è dubbio che il futuro dell’editoria passi anche dal digitale. Le strategie social per le case editrici puntano attualmente all’interazione con il lettore; l’engagement si basa sul coinvolgimento emotivo, sull’approfondimento e sullo scambio costante. Le fan page e i blog di settore sono il punto di riferimento per chiunque sia a caccia di informazioni e voglia restare informato sulle ultime novità editoriali.
E’ quindi fondamentale essere presenti sui social network, garantire velocità nella risposta e gestire, con un piano editoriale accurato, il flusso di informazioni da veicolare.

Il digital applicato all’editoria

E’ probabile che il futuro ci porterà ad altro, a nuovi interazioni tra tecnologia ed editoria. Qualcosa in questo senso si sta muovendo nell’ambito della realtà aumentata. Aprire un libro potrebbe diventare, a breve, un’esperienza totalizzante. Pensate alla possibilità di visualizzare ciò che state leggendo attraverso piccoli oggetti che fluttuano nell’aria, oppure di ritrovarvi immersi nelle atmosfere che un libro vi suggerisce. Resta da capire se questo aiuti o penalizzi l’immaginazione.
Voi che ne dite?

Dove: Fiera Milano–Rho, Padiglioni 2 e 4.
Quando: Tempo di Libri si svolgerà da mercoledì 19 a domenica 23 aprile 2017 dalle 10 alle 19.30
Hashtag: #TdL17

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