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Come il Covid-19 cambierà il nostro modo di comunicare

Lo tsunami Covid-19 si è abbattuto sulle nostre vite in modo improvviso ma non inaspettato. Alla fine di Gennaio, le immagini che arrivavano dalla Cina, ci apparivano come scene tratte da un film catastrofico: le città deserte, la gente che cerca di farsi coraggio urlando da un edificio all’altro, i volti coperti dalle mascherine. Quelle immagini così forti fanno parte di un immaginario così cinematografico che ci sembrava impossibile potessero diventare reali, che potessero concretizzarsi nel nostro frenetico Occidente.

Per questo motivo, quando l’onda del Coronavirus ha rotto i nostri argini non eravamo del tutto preparati. Non lo eravamo come individui, non lo eravamo come imprese.

La prima reazione è stata di incredulità, la seconda è stata quella di mettersi al lavoro per trovare soluzioni anche di tipo tecnologico che permettessero di portare avanti l’impegno quotidiano a cui tutti noi siamo chiamati.
Alcune grandi realtà hanno dovuto fare i conti con lo smart-working, verificando e potenziando i sistemi informatici aziendali nel giro di poche ore; altre hanno vissuto la frammentazione dei team di lavoro, ritrovandosi a sperimentare per la prima volta la possibilità di essere produttivi anche a distanza; altre ancora, più leggere e già strutturate in modo smart, non si sono fermate un attimo ma hanno dovuto riconvertire campagne già pronte ma dal messaggio ormai anacronistico. Alla frenesia organizzativa dei primi giorni è seguita una calma apparente necessaria per adattarsi alle nuove circostanze.

Adesso il silenzio delle strade vuote somiglia molto al silenzio denso di riflessione che sta attraversando tutti noi che lavoriamo nel marketing, senza alcuna distinzione tra chi si occupa di marketing tradizionale e chi si occupa di marketing digitale. In queste settimane che procedono a rallentatore ci stiamo tutti chiedendo cosa possiamo comunicare e come dobbiamo farlo.

Siamo consapevoli del fatto che l’esperienza che stiamo vivendo in modo collettivo cambierà molte cose in ognuno di noi. Cambierà le nostre abitudini, cambierà i nostri consumi, cambierà le nostre aspettative.
Prima ancora che come marketers, stiamo vivendo questa fase di incertezza come individui e sappiamo che quello di cui abbiamo bisogno adesso sono: condivisione, empatia e punti di riferimento certi da ricercare anche tra i brand che seguiamo abitualmente.

Interessante in tal senso il concetto di Civic Brand introdotto da Paolo Iabichino in un’intervista rilasciata pochi giorni fa a Luz. Facendo riferimento all’economia civica che caratterizzò il ruolo dei brand tra gli anni ’60 e gli ’70, Iabichino intravede in questo drammatico momento storico una nuova opportunità per le imprese. Adesso le aziende potrebbero finalmente tornare ad essere consapevoli dell’impatto che hanno sulla collettività:

“Il civic brand agisce consapevolmente sul mercato e non solo sulla sua campagna di comunicazione. Il suo stare sul mercato è completamente impregnato d’impegno civico: verso i propri dipendenti, sul territorio, verso la collettività e quindi anche nella comunicazione.”

In che modo è possibile avviare questa trasformazione? Come comunicare il proprio impegno verso la collettività?

Fino a oggi la comunicazione digital ci ha imposto di “correre”, di essere veloci proprio come le connessioni attraverso cui si muove la Rete. Nei primi giorni dell’emergenza, sull’onda dell’emotività, alcune aziende hanno sentito la necessità di esserci facendo soprattutto riferimento alle indicazioni istituzionali, l’hashtag #iorestoacasa è stato tra i più utilizzati, così come #andràtuttobene. Altre invece hanno scelto di rimanere in silenzio che, in una situazione straordinaria come questa, è una scelta comunicativa altrettanto forte.

Con il passare delle settimane però quelle che emergono sono esigenze di tipo pratico o che possano essere di supporto emotivo.

Rispetto alla situazione sanitaria sono moltissimi i brand che hanno donato cifre destinate a sostenere le strutture sanitarie: Ferrero, Esselunga, Lavazza sono stati tra i primi ad intervenire e la lista è in continuo aggiornamento. Mentre scriviamo la somma raccolta si avvicina ai 362 milioni di euro. Per rimanere aggiornati seguite il link.

Ma da non sottovalutare è l’aspetto pratico che riguarda il nostro quotidiano.

Pensiamo ad esempio al mondo del banking. A metà del mese di Marzo l’ABI invitava a non recarsi in filiale ma ad utilizzare i servizi online e le app a tutela sia dei clienti che dei dipendenti.
Secondo la ricerca “Report e banking 2019” intitolata Internet banking in Europa: Italia a -20, l’Italia è ancora tra i paesi con bassa diffusione dell’e-banking: soltanto il 34% degli individui utilizza i servizi bancari via web.

Potrebbe essere quindi questo il momento giusto per comunicare con i propri clienti in modo diverso, passando da una comunicazione che abitualmente è di tipo commerciale ad una che esprima valori aziendali fondanti, come la cura e l’attenzione per il cliente.

La realizzazione di tutorial su come effettuare operazioni bancarie online perseguirebbe questo intento, sostenendo in modo concreto la clientela meno abituata all’utilizzo di strumenti informatici.
Contenuti di questo tipo, facilmente fruibili anche da mobile, consentirebbero di non perdere il contatto con il cliente che preferisce venire in filiale e rafforzerebbe la fiducia nel proprio istituto bancario.

Un approccio simile potrebbe essere quello più indicato anche per le SGR. In questo contesto di enorme incertezza dei mercati, la produzione di contenuti dedicati, come webinar o infografiche che analizzino la situazione potrebbe diminuire l’insicurezza degli investitori.
Raccontare in modo semplice e diretto quale sia lo scenario e quali risorse le società di gestione del risparmio stiano mettendo in campo per proteggere i propri investitori, potrebbe essere il modo più giusto per abbracciare i propri investitori.

Cosa accadrà superata l’emergenza?

Sappiamo già che la pandemia da coronavirus avrà delle rilevanti ricadute sul sistema economico mondiale. Gli investimenti pubblicitari dovranno essere ricalibrati per intercettare un pubblico che attualmente è presente soprattutto sui canali digital e guarda molto di più la tv e, in generale, le produzioni video.

Sul lungo termine è difficile fare delle previsioni; alcuni settori, come il travel, probabilmente soffriranno di più, al contrario servizi online e e-commerce avranno la possibilità di accrescere il loro volume d’affari.

Quello che è fondamentale in questo momento è iniziare a ragionare su una nuova chiave comunicativa, sperimentare un nuovo linguaggio che sia davvero vicino alle persone.

I brand devono raccontare i valori a cui si ispirano in modo diretto, mettendosi al servizio di un pubblico che presto tornerà alla vita in una realtà economica e sociale profondamente cambiata.

Quella che ci aspetta è una sfida importante ma che potrebbe dare nuovo slancio al mondo della comunicazione.

Statistiche Social Network 2019 e tendenze Digital 2020

Come è cambiata la Rete nell’ultimo anno? Quali saranno le tendenze digital 2020?
Quali sono i contenuti più amati dagli utenti? Come sta andando il mercato dei dispositivi smart home?
Scopriamolo a partire dal “Global Digital Report 2020” di We Are Social in collaborazione con Hootsuite.

Il Digital nel mondo:

Attualmente le persone che hanno accesso alla Rete sono 4.5 miliardi, quasi 4 miliardi di queste utilizzano i social media.
Il 60% della popolazione mondiale è già online e le ultime tendenze sembrano annunciare che, nel giro di pochi mesi, più della metà della popolazione userà i social network. Negli ultimi mesi sono quasi 300 milioni le persone che, per la prima volta, hanno avuto accesso alla Rete e la maggior parte di questi appartiene a paesi in via di sviluppo.

Particolarmente significativi i dati che riguardano il tempo trascorso online nell’arco della giornata. Quasi il 40% del tempo di veglia trascorre online e metà di questo tempo è speso su dispositivi mobile.

Qual è l’impatto del digital sulle nostre vite?

Negli ultimi mesi si è fatta sempre più forte l’esigenza da migliorare la qualità del tempo trascorso online. Se da un lato nessuno vuole rinunciare alle potenzialità della Rete dall’altro c’è una volontà di utilizzare questo strumento in modo molto più consapevole. Gli utenti vogliono tutelarsi e anche i Brand, per il 2020, avranno come obbiettivo quello di creare un ambiente più favorevole per tutti.
Un obbiettivo così importante, conosciuto come Social Self-Care, può essere raggiunto anche attraverso la trasparenza, che dovrà riguardare soprattutto la diffusione di informazioni rilevanti per la società intera. Negli ultimi anni, la disinformazione ha creato una sorta di scollamento con la realtà che si manifesta con un disagio emotivo reale per le persone.
Il 2020 sarà, inoltre, determinante per ridurre il gap tra “mondo fisico” e “mondo virtuale” a livello di regolamentazione. La diffusione di una cultura dell’illegalità che da sempre ha fatto considerare la Rete come una sorta di far west dovrà essere combattuta con l’introduzione di nuove regole a cui anche i Brand dovranno adattarsi.
Fiducia, connessione e convenienza sono le keywords che racchiudono le esigenze di chiunque navighi in Rete.
La fiducia nelle aziende è il risultato di molti fattori, uno dei più importanti è la possibilità di “sentire” le voci di chi lavora all’interno delle aziende. Per questo motivo è importante creare un legame tra l’interno e l’esterno, tra l’esperienza da dipendente e quella da consumatore. In questo senso anche i contenuti devono essere pensati in modo diverso. Devono avere un forte potenziale emotional da veicolare attraverso i canali pubblici e devono creare un legame profondo sui canali privati. Un flusso continuo di informazioni tra l’interno e l’esterno che punti a rafforzare la credibilità e l’affidabilità dei brand. La web presence deve semplificare e rendere gratificante l’esperienza del consumatore.

I numeri del Digital nel mondo per il 2020

Oltre 5 miliardi di utenti utilizzano uno strumento mobile. Oltre 4 miliardi saranno gli utenti che accedono a internet. Quasi 4 miliardi, invece, gli utenti attivi sui social.
Tutti questi dati registrano un incremento rispetto all’anno precedente, in particolare crescono del 7.0% gli utenti della Rete.

Quanto tempo spendiamo in Rete?

Siamo connessi tutti i giorni in media per 6 ore e 43 minuti, di queste sono 2 le ore passate sui social media; oltre 3, invece, quelle impiegate per guardare contenuti in streaming e servizi televisivi on-demand.

Dati sull’utilizzo del mobile.

Il 92% degli utenti totali della Rete hanno accesso da Mobile. Il 91% di questi accede attraverso uno smartphone. La quantità media di tempo trascorso online tramite device mobile è di 3 ore e 22 minuti. In generale, rispetto al 2019, il traffico web proveniente da mobile cresce dell’8,6%

Quali sono i contenuti più amati dagli utenti della Rete?

Il 90% degli utenti ama guardare video, il 70% ascolta i servizi di musica in streaming. Cresce in modo esponenziale l’ascolto dei podcast, preferito dal 41% degli utenti online.

Tendenze dei social media nel 2020

Non è possibile sapere quanto ancora durerà la cavalcata di TikTok, è certo però che i contenuti generati all’interno della piattaforma stanno tracciando una nuova via che, chiunque si occupi di creazione di contenuti online, dovrebbe considerare per comprendere quali strategie potrebbero funzionare con le future generazioni.

E in Italia?

Il Digital Report 2020 in Italia ci racconta che a gennaio 2020 sono quasi 50 milioni gli utenti che utilizzano la Rete. Rispetto al 2019 l’incremento è stato del 2,4%.
35 milioni sono gli utenti che utilizzano abitualmente i social media. Rispetto al 2019 l’incremento è del 6,4%, quasi due milioni in più di utenti. I siti più visitati in Italia sono: Google, Facebook, Youtube e Amazon.

Il 92% degli italiani in Rete guarda video online, il 57% ascolta musica in streaming, il 23% si dedica all’ascolto di podcast.
Interessanti i numeri relativi all’utilizzo di tecnologie come i comandi vocali (35%) o i device per la smart home. Quasi l’8% degli utenti utilizza servizi come Alexa di Amazon o Google Home, il cui mercato è cresciuto rispetto all’anno precedente quasi del 30%.

In conclusione, il 2020 potrebbe essere l’anno della definitiva consacrazione dei dispositivi smart home e dei podcast. L’incremento delle loro percentuali di vendita e di utilizzo indica che l’interesse da parte degli utenti è sempre più forte.
Resta alto l’interesse per i contenuti video, sia per i contenuti più smart veicolati attraverso piattaforme come Youtube che per quelli più strutturati come le produzioni televisive che trovano spazio sulle piattaforme on-demand.

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Fonte: I dati presenti in questo articolo sono ricavati dal report “Global Digital 2020”  di We Are Social in collaborazione con Hootsuite.

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Connections – La Mostra: il piano di comunicazione integrato e l’evento

Tiriamo le somme di un progetto che, nel 2019, ci ha consentito di operare su più fronti in sinergia con artisti, aziende e istituzioni. Marzo, infatti, è stato il mese di “Connections – La Mostra”, l’installazione artistica di Pietro Baroni e Salvo Vitale che ha preso vita all’interno della Sala delle Colonne della Fabbrica del Vapore con il patrocinio del Comune di Milano.
Uramaki | Digital Content, specializzata nell’ideazione e realizzazione di contenuti per la Brand Communication e nello sviluppo di Content Strategies per campagne online di comunicazione, ha da subito sposato con entusiasmo l’idea di partecipare, in qualità di Partner per la produzione e la comunicazione, ad un progetto che, già dal suo concept, rivelava un forte valore artistico e sociale.
Il nostro obbiettivo era quello di far conoscere Connections e di diffonderne il messaggio in modo incisivo.

CONNECTIONS, è un’opera multimediale e multisensoriale che affronta da un punto di vista poco convenzionale il tema della paternità. 20 neo-padri raccontano la loro nuova condizione, grazie ad una esperienza immersiva, capace di cogliere la verità più profonda del complesso rapporto che lega padri e figli. L’allestimento, realizzato con la preziosa collaborazione di Bose Professional e WBI e arricchito dall’avvolgente installazione sonora realizzata da Matteo Milani di Unidentified Sound Object, ha accolto in poco meno di un mese circa 3.000 visitatori.
Connections – La Mostra ha intercettato un pubblico piuttosto trasversale, una fetta importante era però costituita da famiglie con bambini che hanno vissuto l’emozionante esperienza dell’accogliente installazione e hanno avuto modo di testare i prodotti messi a disposizione da sponsor come Suavinex.

 

Per creare awareness intorno al nome dell’evento ma anche al suo universo valoriale, Uramaki | Digital Content ha messo a punto un piano di comunicazione integrato, declinato sull’online e sull’offline. I primi passi sono stati l’implementazione del sito Connections – La Mostra e la creazione della pagina Facebook ufficiale, seguiti poi da attività di Digital PR e Influencer Marketing. In contemporanea sono stati attivati canali più tradizionali con una campagna dedicata agli organi di stampa e a tutti i soggetti potenzialmente interessati all’iniziativa. Durante il periodo della mostra “Connections” ha goduto di diversi passaggi in radio e tv: da Radio DJ a Radio 24 e Radio2. La Rai ha dedicato spazio nei tg e nelle rubriche culturali.

Il progetto è stato seguito da un team dedicato composto da uno sviluppatore, un grafico, un social media manager, un content manager. La squadra, con la supervisione del nostro direttore creativo Valentina Mantica, ha lavorato in sinergia con gli autori del progetto, creando contenuti adatti ad ogni canale utilizzato: video, miniclip teaser, grafiche personalizzate per gli eventi collaterali come i numerosi laboratori che hanno animato i weekend della mostra.

La “visual identity” di Connections è stata realizzata lavorando con attenzione ad ogni dettaglio. La veste grafica realizzata da Uramaki | Digital Content ha accompagnato tutti i materiali prodotti, dai video ai teaser, ai contenuti che hanno riempito ogni angolo della città. Grazie alle partnership con Clear Channel, infatti, i volti di Connections hanno trovato spazio su 200 monitor digital outdoor e in tutte le stazioni BikeMi presenti sul territorio di Milano.

Il viaggio di Connections non è ancora finito, keep in touch!

Connections Media Case from Uramaki | Digital Content on Vimeo
Credits:
Una mostra di On-Off
Installazione sonora a cura di Matteo Milani,(Unidentified Sound Object) Music&Sound Designer.
Coprodotta da Comune di Milano – Comune di Milano – Fabbrica del Vapore
Partner di comunicazione e produzione: Uramaki – Digital Content
Partner tecnici: Bose Professional e WBI spa
Media Partner: Clear Channel

La Generazione Z – Caratteristiche e abitudini di consumo

La Generazione Z comprende tutti i ragazzi nati tra il 1995 e il 2012, per le sue caratteristiche e abitudini di consumo è già considerata come una generazione straordinaria: la Generazione Z è multiculturale, istruita e con una notevole capacità d’acquisto.
Secondo una ricerca condotta da Morning Consult le abitudini della Gen Z americana influenzeranno l’intero sistema culturale e commerciale statunitense.
La Generazione Z americana ha dei tratti caratteristici che la distinguono per interessi e intenzioni. È una generazione motivata, socialmente consapevole, individualista. I giovani che ne fanno parte hanno come obbiettivo quello di far carriera e di raggiungere importanti risultati personali. Vogliono collezionare esperienze, vogliono vivere momenti indimenticabili e prestano meno attenzione al possesso di un oggetto singolo. Disegnati spesso come sognatori, i giovani di oggi sembrano in realtà essere molto più concreti di chi li ha preceduti. La loro consapevolezza avrà delle ripercussioni sociali ed economiche che nei prossimi anni vedremo con maggiore chiarezza.

La Generazione Z e le abitudini di consumo

Però sappiamo già che la Generazione Z è politicamente impegnata, crede nella giustizia sociale e nei diritti civili. Questo atteggiamento nei confronti del mondo influenza il rapporto con i brand e i processi d’acquisto. Intercettare e comprendere la loro prospettiva è dunque fondamentale per comunicare con questo pubblico così specifico. Non basta colpire il loro immaginario, bisogna immergersi nel loro mondo e parlare lo stesso linguaggio che è fatto di valori ben definiti e di condivisione.
Lo sharing è per la Gen Z un approccio alla realtà del tutto naturale, strutturato secondo i parametri di quello che viene definito come Narrow Wide Web. La Gen Z si muove, infatti, attraverso community verticali e ristrette. La loro è una condivisione mirata che punta a concentrarsi intorno a community che ruotano intorno agli stessi interessi.

I dati più sorprendenti emersi dalla ricerca Morning Consult sono quelli che riguardano i canali di vendita preferiti. La Generazione Z è composta da nativi digitali ed è forse la prima generazione totalmente mobile first, ciò nonostante il canale di vendita preferito resta lo store fisico. Lo shop in-store è amato soprattutto dalle ragazze.

La Generazione Z in Italia

In Italia appartengono alla Generazione Z quasi 4 milioni di giovani di età compresa tra i 18 e i 25 anni. Una ricerca BNP Paribas Cardif conferma la tendenza all’acquisto in-store anche per i giovani italiani. Per quanto riguarda gli acquisti sul web l’80% di questi riguardano beni fisici come abbigliamento ed elettronica.
A “suggerire” i prodotti sono soprattutto gli amici e la famiglia, meno presa sembrano avere gli “influencer”.

Questo dato sembra confermare per i brand la necessità di comunicare con la Gen Z in un modo che sia davvero coinvolgente e in grado di generare fiducia nel marchio.

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Instagram Engagement Report – Le tendenze nel 2019

La crescita di Instagram negli anni è stata costante. Oggi raccoglie più di un miliardo di utenti attivi e non teme la concorrenza di piattaforme più recenti e innovative come TikTok, introducendo continuamente nuove features. Analizzando 48,065,694 post pubblicati su Instagram, Hubspot ha realizzato un INSTAGRAM ENGAGEMENT REPORT, uno strumento molto utile per chi vuole capire le nuove tendenze e sfruttare al meglio la piattaforma. A partire dai dati proveremo a suggerirvi piccoli consigli strategici.

Instagram Engagement Rate

Avete mai sentito parlare di “Engagement”? Siamo certi di sì.
L’Engagement Rate è tra i parametri più importanti per stabilire il successo di una campagna digital perché misura il grado di coinvolgimento del pubblico. Attraverso le interazioni, i like, i commenti e le condivisioni possiamo capire quanto una campagna sia riuscita nell’obbiettivo di emergere e lasciare il segno.

Secondo il report Hubspot, l’80% delle aziende considera l’engagement la metrica di maggior valore, ed è per questo motivo che i brand hanno come obbiettivo quello di incrementarne le percentuali.

 

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Come si aumenta l’engagement su Instagram?

Instagram dà la possibilità di creare contenuti visivi in vari formati. L’implementazione di nuove funzionalità, come le Storie e IGTV, consente di pubblicare contenuti video di varie lunghezze che possono essere commentati ma anche condivisi, ad esempio con la possibilità di aggiungere storie altrui al proprio profilo. Una maggiore viralità implica un incremento nel numero delle visualizzazioni e aumenta la possibilità di ricevere messaggi diretti dagli utenti. Creare una connessione diretta con il proprio target è fondamentale per intercettare necessità ed esigenze di chi entra in contatto con il brand.

I contenuti

Quali sono i contenuti che funzionano meglio?

Rispetto al 2018 cresce l’interazione media con i contenuti video. I video ottengono una media di 6000 Like, confermando una tendenza diffusa su tutti i social network. La stessa tendenza si registra sul numero dei commenti. I video ricevono in media 150 commenti, quasi il doppio rispetto ai post statici.

 

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Un post condiviso da Jennifer Aniston (@jenniferaniston) in data:

Per aumentare il livello di engagement è quindi consigliabile puntare su contenuti video. Nel caso in cui si creassero anche delle Storie è fondamentale l’utilizzo della sezione Highlights, così da non perdere i contenuti pubblicati allo scadere delle 24 ore di vita previste per le Storie.

Gli Hashtag

L’utilizzo degli hashtag è davvero utile per aumentare l’engagement?

L’analisi condotta da Hubspot porta a risultati contrastanti rispetto a quella che è l’idea comune. La media numerica sembra indicare che ad un maggior numero di hashtag non necessariamente corrisponde un maggiore coinvolgimento del pubblico. Questi risultati però possono dipendere da diversi fattori: la media potrebbe essere influenzata dai risultati dei Creators che hanno una portata organica che non ha bisogno di un utilizzo massivo degli hashtag. Allo stesso modo, un contenuto di qualità non ha bisogno di hashtag per ottenere buoni risultati e coinvolgere il pubblico. Una buona idea potrebbe essere quella di utilizzare pochi hashtag in modo strategico. Per trovare ispirazione si potrebbe studiare la concorrenza per scoprire quali sono gli hashtag di settore più performanti.

Hubspot suggerisce, inoltre, l’utilizzo di “branded hashtag”.
Basti considerare che 7 hashtag su 10 sono brandizzati.

L’utilizzo del Tagging

L’uso dei tag su Instagram deve essere strategico. Deve essere pensato per aumentare il coinvolgimento, la diffusione dei post e la creazione di interazioni con personaggi influenti di settore. Anche in questo caso non è necessario utilizzare molti tag per aumentare l’engagement, quello che conta è identificare i soggetti più adatti.

 

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Un post condiviso da Creators (@creators) in data:

La Community

Quasi tutti i Brand sono presenti su Instagram, riuscire ad aumentare il numero dei follower con una concorrenza così forte è davvero un’impresa. L’obbiettivo, dunque, potrebbe essere quello di ottimizzare gli investimenti puntando ad un maggiore coinvolgimento della community esistente, lasciando che l’incremento degli utenti che seguono il profilo sia la naturale conseguenza di un lavoro ben fatto.

Gli Influencer

L’influencer marketing ha cambiato le regole della pubblicità. Gli influencer raccontano i brand attraverso la loro vita, la loro narrazione “senza filtri” viene considerata più autentica di un normale spot pubblicitario.  Oltre ad accrescere la brand awareness di un marchio, o di un nuovo prodotto, favoriscono la conversione proprio grazie al rapporto di fiducia che si crea tra il Creator e l’utente. Non sempre però la scelta più giusta è quella di affidarsi ad un big influencer. Sempre più spesso i brand preferiscono affidarsi a micro-influencer, personaggi di nicchia quindi più mirati, che godono di maggiore fiducia perché considerati ancora più affidabili.

 

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Un post condiviso da Chiara Ferragni (@chiaraferragni) in data:

In conclusione, il report Hubspot conferma alcuni trend, come la maggior capacità di penetrazione dei video, e sorprende con alcune considerazioni inaspettate, come quella sull’utilizzo moderato degli hashtag.

Resta imprescindibile la necessità di creare contenuti di valore, capaci di coinvolgere il pubblico in modo spontaneo e naturalmente ingaggiante.

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I Podcast nelle strategie di Digital Marketing

Siamo sempre connessi ai nostri device: li usiamo per aggiornarci, per leggere, per guardare i video, per tenerci in contatto con i nostri amici. Appena abbiamo un attimo il nostro sguardo si posa sul piccolo schermo colorato che teniamo sempre a portata di mano. Quando siamo impegnati in attività che non ci permettono di guardare lo schermo, utilizziamo tutte quelle funzionalità che si basano esclusivamente sull’audio. Podcast e contenuti iniziano a moltiplicarsi per venire incontro alle esigenze dell’utente in movimento e per adattarsi allo sviluppo di nuove tecnologie come gli assistenti virtuali.

Statistiche utilizzo podcast

Secondo uno studio Nielsen, proprio i Podcast sono i format con maggiore potenziale.

Il 55% del campione Nielsen ascolta podcast almeno una volta all’anno, il 36% conferma di conoscere bene il servizio. I podcast rispondono alla necessità di tenersi informati sull’attualità per il 27% del campione, soddisfano l’esigenza di rintracciare contenuti gratuiti per il 22% e aiutano a scoprirne di nuovi per il 18%.

Il target è piuttosto trasversale dal punto di vista anagrafico, comprende uomini e donne tra i 18 e i 40 anni con un livello di istruzione elevato. Il target può essere ulteriormente segmentato a partire dal tipo di contenuto maggiormente richiesto. La fascia tra i 25 e 40 anni ascolta soprattutto contenuti legati all’attualità e approfondimenti di settore.
Il secondo segmento, che comprende la fascia tra i 18 e i 30 anni, è invece alla ricerca di intrattenimento e preferisce contenuti dallo storytelling emozionale.

In che modo i podcast possono diventare uno strumento di marketing per i Brand?

Le modalità sono diverse ed è importante trovare quella più adatta al brand che decide di investire in una strategia di Audio Digital Marketing.

Contenuti originali

Tra le opzioni c’è la creazione di contenuti originali, suddivisi in episodi tematici dedicati completamente al brand. Oppure è possibile creare dei contenuti brandizzati che andranno inseriti poi all’interno di podcast esistenti.

Nel 2018 McDonald’s ha creato la miniserie The Sauce, un esempio molto concreto di come il branded podcasting possa raggiungere il pubblico in modo creativo e originale.

Altro esempio di Branded Podcast realizzato da un brand è la serie #LIPSTORIES di Sephora.
Nel 2019 Sephora ha raccolto le testimonianze di personaggi influenti che, attraverso il racconto di alcuni momenti fondanti della loro vita, hanno costruito uno storytelling ispirazionale basato sull’importanza del sentirsi bene con sé stessi e con la propria immagine.

Dagli esempi riportati risulta evidente che i Podcast siano trasversali rispetto ai settori merceologici. Non esiste mercato che non possa sfruttarli per azioni di marketing mirate.

Repurposing Content

Un uso molto interessante del podcast è quello che prevede il riutilizzo di contenuti e materiali già creati dal Brand. Il Repurposing Content è un’ottima soluzione per chi intende investire in una strategia omnichannel che comprenda i Podcast, disponendo già di molti contenuti. Gli unici interventi richiesti sono la creazione di un format entro cui segmentare e adattare, per una fruizione esclusivamente audio, i contenuti già esistenti.

I Podcast possono poi diventare delle applicazioni da utilizzare con gli assistenti virtuali. Amazon Alexa e Google Home consentono di creare “skill” o “action” che potenziano i dispositivi personalizzandone i contenuti in modo molto puntuale. La possibilità di creare profili personali per ogni componente della famiglia implica la possibilità di segmentare il pubblico di riferimento e di arrivare direttamente all’obbiettivo.

Il Podcast è uno strumento che esiste da anni ma che, soltanto oggi, sembra aver trovato la strada giusta per il successo.

UPDATE: La pubblicazione di questo articolo risale a prima della pandemia provocata dal coronavirus. Abbiamo voluto verificare quale impatto il Covid-19 stia avendo sui contenuti podcast. Per questo motivo troverete qui di seguito alcune statistiche aggiornate con dati Voxnest.

La prima, importantissima, riguarda il totale il numero degli ascolti nella sua totalità. Rispetto al mese di gennaio si registra un incremento del 17%. Il dato si è stabilizzato durante il mese di marzo e la tendenza degli altri paesi europei, che rispetto all’Italia stanno applicando le misure di contenimento con un ritardo di qualche settimana, sembra indicare che la maggiore permanenza in casa aumenta la percentuale degli ascolti.

Quali sono al tempo del Covid-19 i podcast più ascoltati?

Voxnest registra un aumento del 1576% per i podcast a tema spiritualità e religione. Seguono le rubriche a tema automiglioramento (+484%) e quelle con contenuti riferiti al marketing (+434%).
In queste settimane di quasi totale sospensione gli ascoltatori si dedicano, dunque, alla formazione personale.

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Quando una foto diventa “Instagrammabile”?

Da qualche settimana Instagram ha attivato il canale Creators, uno spazio che nasce con lo scopo di guidare
i creatori di contenuti nella gestione di profili di successo. Creators è ricco di tips, statistiche e interviste
agli Instagrammer più originali e seguiti della piattaforma.

 

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Un post condiviso da Creators (@creators) in data:

Ricordate da dove siamo partiti?

Soltanto dieci anni fa le nostre foto, scattate rigorosamente con la macchina
fotografica, finivano su Flickr. La piattaforma Yahoo era il punto di riferimento per tutti gli appassionati di
fotografia. Le fotocamere degli smartphone non avevano ancora raggiunto il livello di definizione che
conosciamo oggi e nessuno avrebbe mai pensato di caricare su Flickr delle foto di bassa qualità, dei selfie
da modificare con filtri live oppure, addirittura, foto del piatto che ci si apprestava a mangiare. La fotografia
online, nel corso degli ultimi anni, ha subito profonde trasformazioni legate all’evolversi della tecnologia e
alla diffusione di piattaforme semplici ma innovative come Instagram.
La creazione di una foto da condividere online segue canoni tecnici ed estetici non del tutto nuovi ma sicuramente
applicati in modo originale, perché quello che si chiede oggi ad una foto è di essere
“instagrammabile”.

 

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Un post condiviso da Brittany Wright (@wrightkitchen) in data:

Cosa si intende per foto instagrammabile?

Partiamo dall’idea che le foto caricate su Instagram viaggiano all’interno di un feed ma saranno stabilmente
visibili anche sul nostro profilo, entrando a far parte di una composizione che dirà molto di ciò che siamo e
di ciò che vogliamo comunicare. In quest’ottica è fondamentale stabilire uno stile e delle regole a cui
rimanere fedeli il più possibile, in modo da creare una presenza omogenea che comunichi in modo
immediato la nostra identità. Questo vale per l’utente singolo ma ancora di più per il brand che utilizza un canale
Instagram per comunicare valori e prodotti, oppure per l’influencer che vuole creare un legame di fiducia con il
pubblico. La coerenza comunicativa di un profilo nasce dalla scelta dei colori da utilizzare, dal tipo di
composizione, dall’alternarsi regolare dei soggetti fotografati e delle angolazioni utilizzate. Pensate al
vostro profilo o a quello del vostro brand come ad un puzzle da completare, ogni foto è una tessera che va
costruita immaginandone la compatibilità con la struttura complessiva del quadro e quello che sarà il
risultato finale.

Allo stesso tempo, mentre si ragiona su larga scala, bisogna prestare massima attenzione al singolo scatto.
Siamo nell’era dell’immediatezza ma nessuna foto va online senza essere stata prima ritoccata. Lo sforzo
iniziale deve essere quello di seguire alcune regole della fotografia classica, una su tutte la regola dei tre
terzi che continua ad essere fondamentale per la creazione di foto belle da vedere. Una buona base di
partenza consentirà di limitare la postproduzione, riducendo i tempi di lavorazione e creando scatti molto
naturali. Una delle caratteristiche più importanti che deve avere una foto su Instagram è infatti quella di
risultare poco artefatta, la naturalezza è un plus che il pubblico apprezza molto, proprio perché trasmette
quell’idea di istante appena rubato. Un postproduzione particolarmente evidente crea una “distanza” che
rischia di mortificare la creatività.

Perché è chiaro che la tecnica abbia un ruolo fondamentale nella riuscita di uno scatto, ma è altrettanto
vero che, così come nella fotografia tradizionale, è fondamentale che dietro l’obbiettivo ci sia un “occhio”
capace di raccontare una storia in un fotogramma.

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Brief creativo: cos’è? A cosa serve?

Un progetto creativo nasce con l’intento di rendere concreta l’esigenza comunicativa di un committente. Per essere certi che le parti coinvolte viaggino sulla stessa lunghezza d’onda è necessario utilizzare degli strumenti di comunicazione interna che facilitino il dialogo e agevolino la comprensione di ciò che si andrà a implementare. Uno di questi strumenti è il brief creativo.

Una volta ricevute le indicazioni dal cliente è necessario mettersi a tavolino per rielaborare le indicazioni ricevute e sviluppare una proposta creativa. Tutte le informazioni necessarie a esplicitare i diversi step del progetto devono essere esplose in modo chiaro e sintetico.

Da cosa partire?

Analisi dello scenario

Per contestualizzare il progetto, evidenziarne punti di forza ed eventuali debolezze, l’ideale sarebbe partire da un’analisi dello scenario in cui l’azienda committente si muove. L’analisi dello scenario prevede uno studio del panorama di settore, necessario a individuare i trend strategici e di mercato. L’analisi dei competitor, inoltre, consente di verificare quali siano le tecnologie più utilizzate e la tipologia di contenuto più efficace, così da poter individuare spunti o eventuali nuove strade da intraprendere e proporre all’interno di un piano di comunicazione.
Infine, una verifica sul posizionamento e lo stato dell’arte del brand coinvolto è necessario per identificarne la notorietà e la percezione che di esso ha il consumatore. Tutti questi elementi, analizzati singolarmente, andranno a costituire la struttura su cui sarà costruito il piano di comunicazione da condividere con il cliente. Ci troviamo di fronte ad un processo circolare che nasce dall’input del committente, viene rielaborato in base allo scenario, si trasforma in un brief creativo in grado di illustrare passo dopo passo le caratteristiche del progetto e le modalità in cui verrà realizzato.

La struttura e i contenuti del brief creativo

Un brief creativo deve essere conciso e allo stesso tempo dettagliato. Tutte le attività previste devono essere elencate, così come devono essere esplicitati i canali che verranno utilizzati all’interno della strategia. Ogni singola scelta deve tener conto delle indicazioni apprese grazie alle analisi preliminari perché, a partire da quelle, saranno stabiliti anche degli obbiettivi, i cosiddetti KPI, riguardo al possibile coinvolgimento del pubblico. È importante considerare dei dati realistici e puntare sul valore emotivo dei contenuti. Evidenziare la componente emozionale del progetto è un plus da non sottovalutare in fase di presentazione di un progetto creativo. L’obbiettivo finale di una strategia non deve basarsi esclusivamente su numeri e statistiche, per cui vale sempre la pena specificare il potenziale di engagement che un progetto può esprimere.

Creare contenuti di valori, veicolarli attraverso i canali più adatti, sono alcuni dei principi cardine intorno a cui un brief creativo deve basarsi per creare la giusta sinergia con il committente.

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Welcome Creators, la nuova campagna per Idroscalo Milano

“Welcome Creators” è la nuova campagna di comunicazione firmata da Deloitte Digital ideata per mettere in risalto le caratteristiche del nuovo Idroscalo di Milano. Uramaki | Digital Content è la casa di produzione che ha collaborato e supportato Deloitte Digital nella realizzazione dei contenuti video della campagna che, per tutta l’estate, vedrete in rete e sui canali social di Idroscalo, il mare di Milano.
Quello che, da sempre, è considerato uno degli spazi simbolo di Milano ha subito, negli ultimi anni, uno straordinario lavoro di riqualificazione. Grazie alla partnership con Gruppo CAP, gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano e main sponsor del parco milanese, l’Idroscalo di Milano oggi è una realtà aperta a tutti, uno spazio che racchiude scenari differenti, che coniuga l’acqua e la terra, così come gli sport estremi con il relax. La campagna ideata da Deloitte Digital punta a valorizzare la versatilità di Idroscalo; per questo motivo la scelta creativa è stata quella di coinvolgere alcuni dei migliori “creators” presenti in città.

“Welcome Creators”, il video manifesto prodotto da Uramaki | Digital Content, è il frutto di due intense giornate di set che iniziavano all’alba per terminare al tramonto. Uno shooting adrenalinico, con un cast ricco di personalità straordinarie, realizzato con l’ausilio di 5 camere e di un drone. Tra le camere utilizzate anche una Blackmagic pocket cinema Camera montata su Ronin S, fondamentale per girare in maniera più agile le scene in movimento, mentre con la Ursa Mini Pro 4.6k abbiamo ottenuto degli slowmotion di altissima qualità. Per sottolineare le capacità acrobatiche e sportive dei creators, non potevamo che utilizzare la qualità di una classica GoPro che, utilizzata come body-cam, ha consentito riprese immersive.
Per valorizzare la diversità degli scenari presenti all’Idroscalo, infine, abbiamo utilizzato la leggerezza di un drone.

Abbiamo seguito i creators milanesi da vicino per regalare uno sguardo insolito e coinvolgente, lo stesso che abbiamo utilizzato noi per lasciarci travolgere dalla meraviglia, tutto sulle note dei Selton.

CREDITS
Agenzia: Deloitte Digital
Partner: Gianluca Loparco, Alessandro Gaudio
Executive Creative Director: Emanuele Viora, Andrea Jaccarino
Director: Sons of a Brief
Senior Account: Marina Miggiano
Creative Art Director: Gabriele Todisco
Creative Copywriter: Giulia Falcone, Giovanna Miduri
Social Media Manager: Fabrizio Stoppa
Videomaker: Stefano Scagliarini
Casa di produzione: Uramaki | Digital Content
Produzione: Stefano Bolognini, Daniela Boniardi, Cesare Ferraro
Direzione della fotografia: Alessandro Best
Post-produzione video/audio: Valentina Mantica, Daniele Curci
Drone: Davide Trotta
1AC: Paolo Fedele
Attrezzista: Ermes Buttarelli
Makeup: Chiara Radice

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Instagram Ads: le inserzioni tra formati giusti e creatività

Instagram è l’app che più di ogni altra viene utilizzata dai brand per mostrare e vendere i propri prodotti e le Instagram Ads possono essere determinanti per ottenere un ritorno sugli investimenti. I settori del Beauty e del Fashion sono quelli che, grazie anche alle campagne di Influencer Marketing, fanno un utilizzo della piattaforma più massivo. La creazione di contenuti di valore è il primo passo per conquistare lo sguardo e la fiducia del pubblico ma sappiamo che, per migliorare le prestazioni in termini di visibilità e di conversione, oggi più che mai è necessario investire nelle sponsorizzazioni.
Ma quali sono i formati Instagram Ads da utilizzare? Qual è il modo migliore di connettersi ai potenziali clienti? Come sfruttare gli spazi lasciati liberi dall’ads su Facebook?

Posizionamento pubblicitario

Due sono i possibili posizionamenti per le Ads di Instagram: gli annunci possono essere visualizzati all’interno del Feed oppure all’interno delle Storie. La scelta del posizionamento è particolarmente importante per ottimizzare l’investimento. Selezionare i “posizionamenti automatici”, suggeriti in fase di creazione dell’inserzione, garantisce in genere dei risultati ottimali in termini di utilizzo del budget e di copertura della creatività.

Formato inserzioni

Per Instagram Ads sono attualmente disponibili 4 formati:

Immagini

Le immagini che finiscono nel feed hanno il vantaggio di apparire nel flusso organico. Mentre l’utente scorre i contenuti pubblicati dagli amici o dai profili di loro interesse, avrà anche la possibilità di vedere l’inserzione in linea con i suoi gusti.

Video

Il video può essere in formato orizzontale o quadrato. La creatività deve “parlare” anche senza audio. La maggior parte degli utenti guarda i video con il sonoro disattivato, perché la fruizione avviene in mobilità, in situazioni in cui un audio può essere elemento di disturbo. Una valida alternativa può essere l’utilizzo dei sottotitoli che la piattaforma mette a disposizione degli inserzionisti.

Carosello

Il formato carosello permette di utilizzare più immagini diverse, l’inserzione sarà visualizzata in formato quadrato o verticale nel feed e nelle storie.

Instagram Storie

Nel corso degli ultimi mesi le Storie su Instagram hanno guadagnato molti consensi, diventando uno degli strumenti più utilizzati dagli utenti e dagli influencer. A gennaio 2019, secondo i dati forniti da Facebook, erano 2 milioni gli inserzionisti mensilmente attivi sulle Storie. Il valore aggiunto delle Storie sono il dinamismo e la possibilità di interagire attraverso l’uso degli adesivi.

Tra i formati disponibili le Storie sono sicuramente quelle che hanno maggiore appeal e che possono essere utilizzate nel modo più creativo: sfruttando l’audio che, a differenza degli altri contenuti, per le Storie è un elemento che può fare la differenza, raccontando il dietro le quinte di un brand oppure, semplicemente, mettendo a punto una storia coinvolgente in cui il contributo dell’utente diventa determinante, anche con un semplice Swipe Up.

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