AuthorUramaki Team

HomeArticles Posted by Uramaki Team

I Podcast nelle strategie di Digital Marketing

Siamo sempre connessi ai nostri device: li usiamo per aggiornarci, per leggere, per guardare i video, per tenerci in contatto con i nostri amici. Appena abbiamo un attimo il nostro sguardo si posa sul piccolo schermo colorato che teniamo sempre a portata di mano. Quando siamo impegnati in attività che non ci permettono di guardare lo schermo, utilizziamo tutte quelle funzionalità che si basano esclusivamente sull’audio. Podcast e contenuti iniziano a moltiplicarsi per venire incontro alle esigenze dell’utente in movimento e per adattarsi allo sviluppo di nuove tecnologie come gli assistenti virtuali.

Statistiche utilizzo podcast

Secondo uno studio Nielsen, proprio i Podcast sono i format con maggiore potenziale.

Il 55% del campione Nielsen ascolta podcast almeno una volta all’anno, il 36% conferma di conoscere bene il servizio. I podcast rispondono alla necessità di tenersi informati sull’attualità per il 27% del campione, soddisfano l’esigenza di rintracciare contenuti gratuiti per il 22% e aiutano a scoprirne di nuovi per il 18%.

Il target è piuttosto trasversale dal punto di vista anagrafico, comprende uomini e donne tra i 18 e i 40 anni con un livello di istruzione elevato. Il target può essere ulteriormente segmentato a partire dal tipo di contenuto maggiormente richiesto. La fascia tra i 25 e 40 anni ascolta soprattutto contenuti legati all’attualità e approfondimenti di settore.
Il secondo segmento, che comprende la fascia tra i 18 e i 30 anni, è invece alla ricerca di intrattenimento e preferisce contenuti dallo storytelling emozionale.

In che modo i podcast possono diventare uno strumento di marketing per i Brand?

Le modalità sono diverse ed è importante trovare quella più adatta al brand che decide di investire in una strategia di Audio Digital Marketing.

Contenuti originali

Tra le opzioni c’è la creazione di contenuti originali, suddivisi in episodi tematici dedicati completamente al brand. Oppure è possibile creare dei contenuti brandizzati che andranno inseriti poi all’interno di podcast esistenti.

Nel 2018 McDonald’s ha creato la miniserie The Sauce, un esempio molto concreto di come il branded podcasting possa raggiungere il pubblico in modo creativo e originale.

Altro esempio di Branded Podcast realizzato da un brand è la serie #LIPSTORIES di Sephora.
Nel 2019 Sephora ha raccolto le testimonianze di personaggi influenti che, attraverso il racconto di alcuni momenti fondanti della loro vita, hanno costruito uno storytelling ispirazionale basato sull’importanza del sentirsi bene con sé stessi e con la propria immagine.

Dagli esempi riportati risulta evidente che i Podcast siano trasversali rispetto ai settori merceologici. Non esiste mercato che non possa sfruttarli per azioni di marketing mirate.

Repurposing Content

Un uso molto interessante del podcast è quello che prevede il riutilizzo di contenuti e materiali già creati dal Brand. Il Repurposing Content è un’ottima soluzione per chi intende investire in una strategia omnichannel che comprenda i Podcast, disponendo già di molti contenuti. Gli unici interventi richiesti sono la creazione di un format entro cui segmentare e adattare, per una fruizione esclusivamente audio, i contenuti già esistenti.

I Podcast possono poi diventare delle applicazioni da utilizzare con gli assistenti virtuali. Amazon Alexa e Google Home consentono di creare “skill” o “action” che potenziano i dispositivi personalizzandone i contenuti in modo molto puntuale. La possibilità di creare profili personali per ogni componente della famiglia implica la possibilità di segmentare il pubblico di riferimento e di arrivare direttamente all’obbiettivo.

Il Podcast è uno strumento che esiste da anni ma che, soltanto oggi, sembra aver trovato la strada giusta per il successo.

La tua azienda ha bisogno di sviluppare una content strategy? Contattaci ad info@uramaki.tv

Continue Reading

Quando una foto diventa “Instagrammabile”?

Da qualche settimana Instagram ha attivato il canale Creators, uno spazio che nasce con lo scopo di guidare
i creatori di contenuti nella gestione di profili di successo. Creators è ricco di tips, statistiche e interviste
agli Instagrammer più originali e seguiti della piattaforma.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Creators (@creators) in data:

Ricordate da dove siamo partiti?

Soltanto dieci anni fa le nostre foto, scattate rigorosamente con la macchina
fotografica, finivano su Flickr. La piattaforma Yahoo era il punto di riferimento per tutti gli appassionati di
fotografia. Le fotocamere degli smartphone non avevano ancora raggiunto il livello di definizione che
conosciamo oggi e nessuno avrebbe mai pensato di caricare su Flickr delle foto di bassa qualità, dei selfie
da modificare con filtri live oppure, addirittura, foto del piatto che ci si apprestava a mangiare. La fotografia
online, nel corso degli ultimi anni, ha subito profonde trasformazioni legate all’evolversi della tecnologia e
alla diffusione di piattaforme semplici ma innovative come Instagram.
La creazione di una foto da condividere online segue canoni tecnici ed estetici non del tutto nuovi ma sicuramente
applicati in modo originale, perché quello che si chiede oggi ad una foto è di essere
“instagrammabile”.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Brittany Wright (@wrightkitchen) in data:

Cosa si intende per foto instagrammabile?

Partiamo dall’idea che le foto caricate su Instagram viaggiano all’interno di un feed ma saranno stabilmente
visibili anche sul nostro profilo, entrando a far parte di una composizione che dirà molto di ciò che siamo e
di ciò che vogliamo comunicare. In quest’ottica è fondamentale stabilire uno stile e delle regole a cui
rimanere fedeli il più possibile, in modo da creare una presenza omogenea che comunichi in modo
immediato la nostra identità. Questo vale per l’utente singolo ma ancora di più per il brand che utilizza un canale
Instagram per comunicare valori e prodotti, oppure per l’influencer che vuole creare un legame di fiducia con il
pubblico. La coerenza comunicativa di un profilo nasce dalla scelta dei colori da utilizzare, dal tipo di
composizione, dall’alternarsi regolare dei soggetti fotografati e delle angolazioni utilizzate. Pensate al
vostro profilo o a quello del vostro brand come ad un puzzle da completare, ogni foto è una tessera che va
costruita immaginandone la compatibilità con la struttura complessiva del quadro e quello che sarà il
risultato finale.

Allo stesso tempo, mentre si ragiona su larga scala, bisogna prestare massima attenzione al singolo scatto.
Siamo nell’era dell’immediatezza ma nessuna foto va online senza essere stata prima ritoccata. Lo sforzo
iniziale deve essere quello di seguire alcune regole della fotografia classica, una su tutte la regola dei tre
terzi che continua ad essere fondamentale per la creazione di foto belle da vedere. Una buona base di
partenza consentirà di limitare la postproduzione, riducendo i tempi di lavorazione e creando scatti molto
naturali. Una delle caratteristiche più importanti che deve avere una foto su Instagram è infatti quella di
risultare poco artefatta, la naturalezza è un plus che il pubblico apprezza molto, proprio perché trasmette
quell’idea di istante appena rubato. Un postproduzione particolarmente evidente crea una “distanza” che
rischia di mortificare la creatività.

Perché è chiaro che la tecnica abbia un ruolo fondamentale nella riuscita di uno scatto, ma è altrettanto
vero che, così come nella fotografia tradizionale, è fondamentale che dietro l’obbiettivo ci sia un “occhio”
capace di raccontare una storia in un fotogramma.

La tua azienda ha bisogno di sviluppare una content strategy? Contattaci ad info@uramaki.tv

Continue Reading

Brief creativo: cos’è? A cosa serve?

Un progetto creativo nasce con l’intento di rendere concreta l’esigenza comunicativa di un committente. Per essere certi che le parti coinvolte viaggino sulla stessa lunghezza d’onda è necessario utilizzare degli strumenti di comunicazione interna che facilitino il dialogo e agevolino la comprensione di ciò che si andrà a implementare. Uno di questi strumenti è il brief creativo.

Una volta ricevute le indicazioni dal cliente è necessario mettersi a tavolino per rielaborare le indicazioni ricevute e sviluppare una proposta creativa. Tutte le informazioni necessarie a esplicitare i diversi step del progetto devono essere esplose in modo chiaro e sintetico.

Da cosa partire?

Analisi dello scenario

Per contestualizzare il progetto, evidenziarne punti di forza ed eventuali debolezze, l’ideale sarebbe partire da un’analisi dello scenario in cui l’azienda committente si muove. L’analisi dello scenario prevede uno studio del panorama di settore, necessario a individuare i trend strategici e di mercato. L’analisi dei competitor, inoltre, consente di verificare quali siano le tecnologie più utilizzate e la tipologia di contenuto più efficace, così da poter individuare spunti o eventuali nuove strade da intraprendere e proporre all’interno di un piano di comunicazione.
Infine, una verifica sul posizionamento e lo stato dell’arte del brand coinvolto è necessario per identificarne la notorietà e la percezione che di esso ha il consumatore. Tutti questi elementi, analizzati singolarmente, andranno a costituire la struttura su cui sarà costruito il piano di comunicazione da condividere con il cliente. Ci troviamo di fronte ad un processo circolare che nasce dall’input del committente, viene rielaborato in base allo scenario, si trasforma in un brief creativo in grado di illustrare passo dopo passo le caratteristiche del progetto e le modalità in cui verrà realizzato.

La struttura e i contenuti del brief creativo

Un brief creativo deve essere conciso e allo stesso tempo dettagliato. Tutte le attività previste devono essere elencate, così come devono essere esplicitati i canali che verranno utilizzati all’interno della strategia. Ogni singola scelta deve tener conto delle indicazioni apprese grazie alle analisi preliminari perché, a partire da quelle, saranno stabiliti anche degli obbiettivi, i cosiddetti KPI, riguardo al possibile coinvolgimento del pubblico. È importante considerare dei dati realistici e puntare sul valore emotivo dei contenuti. Evidenziare la componente emozionale del progetto è un plus da non sottovalutare in fase di presentazione di un progetto creativo. L’obbiettivo finale di una strategia non deve basarsi esclusivamente su numeri e statistiche, per cui vale sempre la pena specificare il potenziale di engagement che un progetto può esprimere.

Creare contenuti di valori, veicolarli attraverso i canali più adatti, sono alcuni dei principi cardine intorno a cui un brief creativo deve basarsi per creare la giusta sinergia con il committente.

La tua azienda ha bisogno di sviluppare una content strategy? Contattaci ad info@uramaki.tv

Welcome Creators, la nuova campagna per Idroscalo Milano

“Welcome Creators” è la nuova campagna di comunicazione firmata da Deloitte Digital ideata per mettere in risalto le caratteristiche del nuovo Idroscalo di Milano. Uramaki | Digital Content è la casa di produzione che ha collaborato e supportato Deloitte Digital nella realizzazione dei contenuti video della campagna che, per tutta l’estate, vedrete in rete e sui canali social di Idroscalo, il mare di Milano.
Quello che, da sempre, è considerato uno degli spazi simbolo di Milano ha subito, negli ultimi anni, uno straordinario lavoro di riqualificazione. Grazie alla partnership con Gruppo CAP, gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano e main sponsor del parco milanese, l’Idroscalo di Milano oggi è una realtà aperta a tutti, uno spazio che racchiude scenari differenti, che coniuga l’acqua e la terra, così come gli sport estremi con il relax. La campagna ideata da Deloitte Digital punta a valorizzare la versatilità di Idroscalo; per questo motivo la scelta creativa è stata quella di coinvolgere alcuni dei migliori “creators” presenti in città.

“Welcome Creators”, il video manifesto prodotto da Uramaki | Digital Content, è il frutto di due intense giornate di set che iniziavano all’alba per terminare al tramonto. Uno shooting adrenalinico, con un cast ricco di personalità straordinarie, realizzato con l’ausilio di 5 camere e di un drone. Tra le camere utilizzate anche una Blackmagic pocket cinema Camera montata su Ronin S, fondamentale per girare in maniera più agile le scene in movimento, mentre con la Ursa Mini Pro 4.6k abbiamo ottenuto degli slowmotion di altissima qualità. Per sottolineare le capacità acrobatiche e sportive dei creators, non potevamo che utilizzare la qualità di una classica GoPro che, utilizzata come body-cam, ha consentito riprese immersive.
Per valorizzare la diversità degli scenari presenti all’Idroscalo, infine, abbiamo utilizzato la leggerezza di un drone.

Abbiamo seguito i creators milanesi da vicino per regalare uno sguardo insolito e coinvolgente, lo stesso che abbiamo utilizzato noi per lasciarci travolgere dalla meraviglia, tutto sulle note dei Selton.

CREDITS
Agenzia: Deloitte Digital
Partner: Gianluca Loparco, Alessandro Gaudio
Executive Creative Director: Emanuele Viora, Andrea Jaccarino
Director: Sons of a Brief
Senior Account: Marina Miggiano
Creative Art Director: Gabriele Todisco
Creative Copywriter: Giulia Falcone, Giovanna Miduri
Social Media Manager: Fabrizio Stoppa
Videomaker: Stefano Scagliarini
Casa di produzione: Uramaki | Digital Content
Produzione: Stefano Bolognini, Daniela Boniardi, Cesare Ferraro
Direzione della fotografia: Alessandro Best
Post-produzione video/audio: Valentina Mantica, Daniele Curci
Drone: Davide Trotta
1AC: Paolo Fedele
Attrezzista: Ermes Buttarelli
Makeup: Chiara Radice

Continue Reading

Instagram Ads: le inserzioni tra formati giusti e creatività

Instagram è l’app che più di ogni altra viene utilizzata dai brand per mostrare e vendere i propri prodotti e le Instagram Ads possono essere determinanti per ottenere un ritorno sugli investimenti. I settori del Beauty e del Fashion sono quelli che, grazie anche alle campagne di Influencer Marketing, fanno un utilizzo della piattaforma più massivo. La creazione di contenuti di valore è il primo passo per conquistare lo sguardo e la fiducia del pubblico ma sappiamo che, per migliorare le prestazioni in termini di visibilità e di conversione, oggi più che mai è necessario investire nelle sponsorizzazioni.
Ma quali sono i formati Instagram Ads da utilizzare? Qual è il modo migliore di connettersi ai potenziali clienti? Come sfruttare gli spazi lasciati liberi dall’ads su Facebook?

Posizionamento pubblicitario

Due sono i possibili posizionamenti per le Ads di Instagram: gli annunci possono essere visualizzati all’interno del Feed oppure all’interno delle Storie. La scelta del posizionamento è particolarmente importante per ottimizzare l’investimento. Selezionare i “posizionamenti automatici”, suggeriti in fase di creazione dell’inserzione, garantisce in genere dei risultati ottimali in termini di utilizzo del budget e di copertura della creatività.

Formato inserzioni

Per Instagram Ads sono attualmente disponibili 4 formati:

Immagini

Le immagini che finiscono nel feed hanno il vantaggio di apparire nel flusso organico. Mentre l’utente scorre i contenuti pubblicati dagli amici o dai profili di loro interesse, avrà anche la possibilità di vedere l’inserzione in linea con i suoi gusti.

Video

Il video può essere in formato orizzontale o quadrato. La creatività deve “parlare” anche senza audio. La maggior parte degli utenti guarda i video con il sonoro disattivato, perché la fruizione avviene in mobilità, in situazioni in cui un audio può essere elemento di disturbo. Una valida alternativa può essere l’utilizzo dei sottotitoli che la piattaforma mette a disposizione degli inserzionisti.

Carosello

Il formato carosello permette di utilizzare più immagini diverse, l’inserzione sarà visualizzata in formato quadrato o verticale nel feed e nelle storie.

Instagram Storie

Nel corso degli ultimi mesi le Storie su Instagram hanno guadagnato molti consensi, diventando uno degli strumenti più utilizzati dagli utenti e dagli influencer. A gennaio 2019, secondo i dati forniti da Facebook, erano 2 milioni gli inserzionisti mensilmente attivi sulle Storie. Il valore aggiunto delle Storie sono il dinamismo e la possibilità di interagire attraverso l’uso degli adesivi.

Tra i formati disponibili le Storie sono sicuramente quelle che hanno maggiore appeal e che possono essere utilizzate nel modo più creativo: sfruttando l’audio che, a differenza degli altri contenuti, per le Storie è un elemento che può fare la differenza, raccontando il dietro le quinte di un brand oppure, semplicemente, mettendo a punto una storia coinvolgente in cui il contributo dell’utente diventa determinante, anche con un semplice Swipe Up.

La tua azienda ha bisogno di sviluppare una content strategy? Contattaci ad info@uramaki.tv

Profili fake sui social: la battaglia di Facebook

Negli ultimi mesi Facebook ha condotto contro i profili fake una battaglia senza esclusione di colpi, tra gennaio e marzo 2019 gli account falsi cancellati hanno superato i 2 miliardi. Numeri stratosferici per una piattaforma basata sull’idea di una community formata da persone “reali” in grado di interagire e creare una rete di sostegno che oscilli costantemente tra l’online e l’offline. La crescente attenzione verso questo tipo di fenomeno ha migliorato sensibilmente le attività di controllo sui nuovi iscritti. Così, se da un lato registriamo un incremento nella creazione di account fake, dall’altro sappiamo che le maglie di Facebook iniziano a stringersi tanto da riuscire a cancellare in tempo quasi reale tutti quegli account che violano gli Standard della Community. La chiusura immediata dei profili falsi consente a Facebook di avere delle statistiche realistiche sul numero degli utenti attivi iscritti al social network.

Profili fake facebook

Come fa Facebook a riconoscere i profili fake?

L’obiettivo di Facebook è quello di rintracciare e bloccare tutti i profili falsi che vengono creati, per farlo ha messo a punto un sistema che prevede tre passaggi:

  • blocco degli account in fase di creazione
  • rimozione dell’account al momento dell’iscrizione
  • rimozione degli account già presenti

Blocco degli account in fase di creazione

Il modo migliore per bloccare il diffondersi dei profili fake è agire sin dalla creazione degli stessi. Per farlo Facebook ricorre ad un sistema che può apparire addirittura banale: identifica l’indirizzo IP di provenienza. Una volta rivelata l’origine della richiesta di iscrizione, i sistemi stoppano le richieste multiple e quelle ritenute sospette.

Rimozione dell’account al momento dell’iscrizione

Facebook riesce ad individuare in pochissime mosse gli account che sono riconducibili a indirizzi mail sospetti. I sistemi incrociano i dati e nel giro di pochi minuti riescono a bloccarne immediatamente l’iscrizione. Parliamo di numeri altissimi, alcuni spammer arrivano a creare fino ad un milione di account fake. E’ quindi fondamentale riuscire a rintracciare e fermare i profili identificati come falsi, prima che commettano abusi.

Rimozione di account già presenti su Facebook

Non sempre i primi due sistemi analizzati funzionano. Alcuni profili fake superano lo screening iniziale e diventano a tutti gli effetti utenti attivi della piattaforma. In questo caso Facebook aspetta di rilevare comportamenti anomali e interviene.
Il dibattito sugli Standard utilizzati dalla Community è stato sui contenuti e sui profili falsi è stato, negli ultimi mesi, decisamente acceso. L’utente che si iscrive per la prima volta o quello che si trova già da tempo sul social network è in cerca di un’esperienza positiva e vuole muoversi all’interno della piattaforma in tranquillità. La stessa tranquillità che cercano i Brand quando investono in una strategia di marketing digitale che comprenda Social Media e Influencer Marketing. I Brand investono nella creazione di contenuti di valore, in sponsorizzazioni che convertano in modo ancora più significativo la loro presenza online. Puntano su Content Creator che saranno la loro chiave di accesso ad un pubblico più ampio ma, allo stesso tempo, più mirato. La loro aspettativa è, dunque, quella di creare legami e interazioni con persone reali, sfruttando al meglio i canali utilizzati.
Lo sforzo di Facebook è quindi duplice: mantenere la Community pulita per l’utente singolo, creare le condizioni perché le aziende possano trovare il loro spazio sul social network in modo sicuro.

Fonte: Facebook

La tua azienda ha bisogno di sviluppare una content strategy? Contattaci ad info@uramaki.tv

Continue Reading

Digital Banking e Social Media: servizi e contenuti di valore

Secondo una ricerca commissionata da Facebook QI ad Accenture sono tre le tendenze principali che, negli Stati Uniti, influenzano il retail banking e, di conseguenza, il digital banking: la flessibilità finanziaria, la comodità nella gestione dei servizi, il “tocco umano”.

Flessibilità nella gestione del conto corrente

La gestione del denaro richiede una sempre maggiore flessibilità. La possibilità di accedere ad ogni servizio tramite pc o mobile, l’esigenza di avere sempre a portata di mano il proprio conto corrente, implicano una diversa modalità di approccio alla propria banca e ai servizi offerti.

Secondo la ricerca condotta da Accenture, il 61% delle persone di età compresa tra 18 e 34 anni utilizza servizi digitali o fintech. Le percentuali dei consumatori attratti dai servizi bancari digitali variano notevolmente al variare dell’età. Se andiamo a considerare la fascia di età che supera i 35 anni la quantità di persone che utilizza app mobile per effettuare operazioni bancarie si dimezza.

Questo significa che le generazioni più giovani, quelle dentro cui convogliano i cosiddetti millennials, sono alla costante ricerca di nuovi servizi e opportunità che facilitino la gestione dei servizi bancari. Il settore fintech, non a caso, è in rapida espansione. Le opportunità legate al mondo dell’open innovation e dell’open banking suggeriscono lo sviluppo di nuove funzionalità che rendano autonomi i correntisti che vivono con naturalezza il mondo digital. Tra le app più amate, ad esempio, c’è Venmo, l’app di PayPal che permette di effettuare pagamenti e scambio di denaro in modo molto semplice e con un approccio molto social a partire dell’interfaccia utilizzata.

 

Digital Banking - Venmo

Gestione del conto corrente facilitata

Chi vive con naturalezza i servizi digital si aspetta di trovare le stesse caratteristiche di praticità anche nella gestione del proprio denaro. I correntisti vogliono essere liberi di agire con un semplice clic, soprattutto vogliono evitare di recarsi in filiale. Fino ad oggi la presenza delle banche sul territorio dava una certa garanzia di stabilità, una tranquillità più legata ad un aspetto emotivo che non ad una effettiva esigenza di presiedere in modo concreto una sede fisica. La nostra società, sempre più liquida, ha depotenziato anche questa necessità; oggi non conta avere un “luogo”, conta soprattutto riuscire a fare le cose in modo semplice e veloce. Il digital banking deve semplificare e facilitare tutto ciò che viene ritenuto complesso.

Banking e Human Touch

La terza, tra le caratteristiche più richieste, è “il tocco umano”. Se è vero che tutti gli utenti cercano affidabilità e trasparenza, quello che emerge tra i giovani americani è anche la necessità di sentirsi “capiti” e sostenuti. I millennials apprezzano la condivisione delle cause sociali che sposano e si aspettano “empatia” da parte del fornitore dei servizi bancari anche sotto questo aspetto.
Alla luce di tutto ciò che è emerso dalla ricerca Accenture è evidente che i canali migliori per mostrare le novità del digital banking e presentare servizi e offerte sono i social. Il linguaggio delle banche deve adeguarsi quindi a quello delle piattaforme, il formato dei contenuti deve essere in grado di creare continuità tra l’utilizzo delle piattaforme social e quelle dell’online banking. Creare un ambiente familiare può migliorare il rapporto con il consumatore e far crescere l’interazione.

E in Italia?

Lo scenario italiano è in espansione, lo conferma l’Osservatorio FinTech Italia 2019 a cura di PWC in collaborazione con NetConsulting cube.
Nonostante il ritardo complessivo rispetto alle realtà estere, il panorama italiano registra una crescita in termini di attenzione e risorse dedicate alle soluzioni e alle tecnologie emergenti.
Il focus attuale si concentra tendenzialmente sui servizi Payment, Money Management e Wealth & Asset Management; la sfida per gli istituti tradizionali è quella di restare al passo con i tempi, creando le giuste sinergie tra i diversi interlocutori. La collaborazione tra operatori finanziari, startup fintech e digital agency possono valorizzare le risorse migliorando la customer experience.

Nel 2018 Uramaki ha realizzato il video di lancio della nuova app UBI Banca. Per comunicare il passaggio dalla vecchia app Qui UBI Banking alla nuova app “UBI Banca” è stata ideata e realizzata un’infografica. Il nostro team creativo ha puntato su uno stile minimal e funzionale per illustrare le principali funzionalità dello strumento digital messo a disposizione da UBI per i suoi correntisti. L’infografica realizzata da Uramaki per UBI ha un duplice valore: è un video promozionale ma anche un utilissimo tutorial.

Case Study: Chase

Per essere davvero competitiva una strategia di comunicazione per il Digital Banking deve sfruttare i canali più adatti, muovendosi attraverso ambiti che possono apparire distanti ma che, in realtà, restituiscono lo human touch ricercato dal pubblico. Esemplare in questo senso la comunicazione digital di Chase. Chase è presente su tutti i social più importanti e realizza campagne di Digital Marketing che si muovono in diverse direzioni. Spazio dunque ai video per le infografiche, ma anche alle campagne di influencer marketing con testimonial d’eccezione. Molto rilevante anche lo spazio dedicato alle tematiche sociali.
Chase Bank interpreta le esigenze del pubblico e sfrutta il digital banking per creare contenuti di valore destinati a informare, sostenere, emozionare il pubblico.

La tua azienda ha bisogno di sviluppare una content strategy? Contattaci ad info@uramaki.tv

Continue Reading

Employer Branding: obiettivi, strategie, esempi

Con l’Employer Branding le aziende comunicano ai potenziali collaboratori quali sono le caratteristiche che rendono unica e appetibile la possibilità di lavorare per loro. Attraverso accurate strategie di marketing vengono evidenziate sia le caratteristiche strumentali che quelle simboliche; si va quindi dall’orario di lavoro al prestigio connesso al ruolo offerto. Il prestigio, in particolare, è una delle caratteristiche che determinano, a parità di condizioni, la scelta di entrare a far parte di un’azienda piuttosto che di un’altra.
L’Employment Advertising è il processo di comunicazione attraverso cui le aziende promuovono i posti di lavoro disponibili, le offerte diventano dei prodotti da valorizzare puntando sulle caratteristiche di unicità. Sottrarre i candidati più appetibili alla concorrenza, fidelizzare i dipendenti già in organico, sono gli obiettivi a cui puntano le aziende.

Quali sono le professioni più richieste?

Secondo la ricerca condotta da UnionaCamere a Anpal pubblicata alla fine del 2018, le professioni più richieste nei prossimi 5 anni sono rintracciabili in diversi settori chiave dello sviluppo economico e dell’innovazione.
Tra questi spiccano il digitale, la robotica e la meccatronica. Nel digitale iniziano ad emergere nuove figure destinate all’implementazione del 4.0. Nello specifico: le figure più richieste saranno gli analisti dei dati informatici, gli esperti in sicurezza informatica o nel campo dell’intelligenza artificiale. Social Media Manager, Big Data Analyst, Artificial Intelligence System Engineer saranno le professioni del futuro. Si prevede che i soggetti interessati oscilleranno tra le 200 e le 267 mila unità. Intorno ai 100 mila, invece, saranno i soggetti interessati dalla crescita del settore robotica; i professionisti più ricercati saranno i tecnici per l’automazione, i tecnici per i sistemi meccatronici e quelli per l’uso dei robot e il controllo macchina. In espansione anche il settore dell’Ecosostenibilità; l’attenzione all’ambiente, lo sviluppo di energie sostenibili, hanno bisogno di professionisti qualificati. Emergono così figure altamente specializzate come l’esperto di acquisti green, l’installatore di impianti, l’esperto di marketing ambientale. In crescita anche le imprese legate al settore della salute e del benessere, tra le figure più richieste ci saranno medici, fisioterapisti, infermieri, e quello della Cultura e dell’Educazione con docenti, traduttori, esperti in comunicazione e in marketing per i beni culturali.

Come attirare i candidati migliori?

L’Employer Branding ha due obiettivi: fidelizzare i talenti interni all’azienda per evitare che vadano alla concorrenza, rintracciare prima degli altri i talenti migliori da inserire in organico. Investire in una strategia di Employer Branding consente di valorizzare le caratteristiche dell’azienda e di attirare in modo naturale il candidato ideale.

Quali sono gli strumenti da utilizzare?

Le strategie di Employer Branding sono, a tutti gli effetti, delle strategie di marketing. Pianificare una strategia di Employer Branding significa stabilire degli obbiettivi, identificare il target, creare dei contenuti efficaci e altamente ingaggianti, scegliere i canali da utilizzare. I format video sono tra quelli più utilizzati, perché favoriscono lo storytelling aziendale e rendono immediatamente visibili volti e luoghi.
In tal senso un ottimo esempio è il video a 360° realizzato da Ubisoft nel 2016.


Nelle prossime settimane torneremo a parlare di Employer Branding per analizzare alcune case studies di successo, esempi di come la creatività possa essere applicata a storie aziendali diverse mantendendo elevato il livello di coinvolgimento.

La tua azienda ha bisogno di sviluppare una content strategy? Contattaci ad info@uramaki.tv

Continue Reading

Il settore del Beauty tra innovazione e Social Commerce

Secondo una ricerca Nielsen*, negli ultimi tre anni, la distribuzione dei prodotti di bellezza e della cura personale si è triplicata. Il mercato del settore Beauty è in evoluzione, assume nuove forme e crea nuove connessioni tra i prodotti e i consumatori.

I Trend del Beauty

Il target del settore Beauty è prevalentemente femminile e alla ricerca continua di novità. Chi acquista cosmetici e prodotti di bellezza è alla ricerca di nuovi prodotti e di nuovi brand. Tra le più giovani c’è la tendenza a scovare piccole realtà, legate ad una produzione locale, con prodotti che restituiscano l’idea di una lavorazione meno industriale e più naturale. Oggi il consumatore è più informato e riserva una particolare attenzione ai prodotti utilizzati sul proprio corpo. Il concetto di “naturale” però, è piuttosto ampio e variegato. Ciò che viene considerato tale da uno, potrebbe non esserlo per un altro. L’industria della bellezza si è accorta già da tempo di questa tendenza, sempre più spesso i grandi marchi acquisiscono piccole linee per rendere trasversale il loro pubblico. Di recente L’Oreal ha acquistato Pulp Riot Hair Color, una linea che si rivolge ad un pubblico che voglia sperimentare con i colori, creativo e decisamente identificabile. I prodotti che attirano di più sono quelli che producono un effetto immediatamente visibile. Vale per il settore della colorazione per capelli così come per il makeup.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

@hairbyallisonclaire is the artist… Pulp Riot is the paint.

Un post condiviso da Pulp Riot Hair Color (@pulpriothair) in data:

L’importanza dell’E-commerce e del Social Commerce

Che ruolo ha il web nella distribuzione dei prodotti? I consumatori acquistano sempre più spesso online. La diffusione del mobile consente di acquistare in qualunque momento. Tra tutte le categorie merceologiche è proprio quella legata al settore Beauty che, più di altre, ha registrato un vertiginoso incremento delle vendite online. Due sono le modalità di acquisto principali: la scoperta di nuovi prodotti, il rifornimento di prodotti giù utilizzati in passato. La vendita dei prodotti online è cresciuta tantissimo grazie alle piattaforme dedicate come Sephora ma i social media si dimostrano determinanti nel guidare il processo d’acquisto. La disponibilità dei prodotti, la possibilità di acquistarli direttamente su Facebook o su Instagram, velocizza il percorso.

Il futuro del Beauty

Il futuro del settore Beauty si baserà sul Social Commerce, ne avevamo già parlato qui, e su connessioni sempre più immediate. La sperimentazione e la ricerca di soluzioni sempre più customizzate determineranno strategie di marketing mirate ad un pubblico specifico, disposto a condividere i contenuti che ne incontrano il gusto.
Diventa quindi fondamentale pianificare una strategia social di valore, perché non esiste miglior testimonial di chi condivide ciò che ama.

*Fonte: Nielsen 

La tua azienda ha bisogno di sviluppare una content strategy? Contattaci ad info@uramaki.tv

Il digital e i social network nel 2018

Il 2018 è stato un anno sorprendente per il digital e i social network in generale.
I dati che emergono ci confermano alcuni trend, ad esempio la capacità di penetrazione dei video, meglio se Live, e ne individuano di nuovi, come il Social Commerce.

Quante persone ci sono in Rete?

Nel 2018 il numero degli utenti connessi alla rete ha toccato quota 4 miliardi, più della metà della popolazione mondiale. Di questi 4 miliardi, 250 milioni circa si sono affacciati al web per la prima volta. Il tasso di crescita più alto si registra in Africa che è anche il luogo in cui internet viene ancora considerato come uno strumento necessario allo sviluppo. Una percezione che, in altre parti del mondo, sta perdendo di forza per lasciare spazio ad una maggiore valutazione dei rischi.
In media gli utenti trascorrono 6 ore della loro giornata online.
I social network macinano iscritti: nel 2018 il numero di persone iscritte alle piattaforme social è cresciuto di 1 milione al giorno. Crescono i social più conosciuti, come Facebook e Instagram, ma crescono ancora di più le piattaforme di messaggistica come Whatsapp e Messenger.
Adesso che sappiamo “chi sono”, scopriamo cosa fanno le persone che navigano per il web. Quali sono le loro esigenze? Cosa amano fare? Come utilizzano i social network? Cosa acquistano in rete?

A cosa serve internet?

Il digital fa parte della nostra quotidianità, siamo connessi per creare e mantenere relazioni, per giocare, per fare shopping, per gestire le nostre attività, per lavorare. La nostra è una realtà digitale in evoluzione continua e in movimento. Lo dicono anche gli Insight: il device più utilizzato resta il pc ma cresce il mobile. Il 52% del totale degli utenti si connette alla rete da un dispositivo mobile e fa registrare un +4% rispetto al 2017. La connessione in movimento si conferma come la modalità di fruizione preferita; basta guardarsi intorno, alzare lo sguardo dal proprio schermo, per rendersene conto.

Quali sono le piattaforme più utilizzate?

A livello mondiale, le piattaforme che registrano il numero più elevato di utenti sono i social network, le applicazioni legate ai contenuti videofotografici e le applicazioni di messaggistica.
Le persone vogliono creare relazioni e immergersi in un mondo fatto di immagini, sono alla ricerca di contenuti emozionanti e coinvolgenti.

Come spendono il loro tempo online?

Gran parte del tempo speso online viene impiegato nella ricerca di prodotti da acquistare. Questo tipo di ricerca cresce anche all’interno dei social; le piattaforme nate con l’intento di mettere in relazione le persone sono tra gli strumenti più utilizzati per ricercare prodotti e servizi. Questa tendenza interessa sia la fascia che comprende gli utenti più giovani sia quella che comprende gli utenti tra i 55 e i 64 anni. Come anticipato il Social Commerce sarà uno dei trend del 2019: la possibilità di accedere ai prodotti e di finalizzare l’acquisto all’interno di Facebook e Instragram è un’opportunità sempre più sfruttata dai consumatori. D’altro canto pare che Zuckerberg, già da tempo, abbia colto questa tendenza: lo sviluppo di tutti quegli strumenti necessari ad affermarla, dal miglioramento del motore di ricerca interna alla possibilità di creare una Vetrina per i prodotti, lo dimostra.

Chi sono gli utenti di Facebook?

Iniziamo col dire quanti sono gli utenti attivi iscritti alla piattaforma. I dati ufficiali dichiarano oltre 2 miliardi di utenti attivi, con una crescita del 15% rispetto al 2017. L’88% degli utenti effettua l’accesso a Facebook via mobile. 44% degli utenti attivi ha dichiarato di essere di sesso femminile, il 56% è invece di sesso maschile. Una buona percentuale degli utenti attivi si divide tra la fascia di età che va dai 18 ai 24 anni e quella che copre gli utenti tra i 25 e i 34 anni, come una prevalenza del genere maschile. Il 95% degli accessi proviene da smartphone e tablet.

Chi sono gli utenti di Instagram?

Nel 2018 gli utenti attivi su Instagram sono stati 800 milioni, distribuiti in modo equo tra il genere maschile e quello femminile. Le fasce d’età più attive sono quelle comprese tra i 18 e i 34 anni; segue quella compresa tra i 35 e i 44. Interessante la classifica degli hashtag più utilizzati, oltre a quelli più generici come #love e #beautiful ne emergono altri che permettono di individuare i settori che creano più engagement, nel top ten compaiono infatti gli hashtag #fashion #fitness #style e #travel.

Il futuro del digital.

La crescita del numero di utenti nei paesi in via di sviluppo modificherà i prodotti digitali; questi dovranno essere fruibili da tutti in modo semplice e immediato. Così, il futuro che si prospetta vedrà l’ulteriore ascesa dei video. I contenuti video sono accessibili a tutti, la loro capacità di penetrazione prescinde dalla conoscenza delle lingue e dal livello di alfabetizzazione. I contenuti basati sulle immagini possono fare il giro del mondo mantenendo intatta la loro capacità comunicativa.

Il futuro dei social.

Quale potrebbe essere il futuro prossimo dei social? Per i brand si profila una sempre maggiore trasparenza. La conversazione sui social media e le interazioni aspirano ad essere scambi di qualità, ricchi di uno spirito critico che migliori il rapporto di fiducia con il pubblico e accresca l’idea di apertura. Una apertura di questo tipo può tradursi, a livello di contenuti, in una nuova ispirazione. Il consumatore perderebbe così il suo ruolo passivo, per diventare un soggetto che partecipa attivamente alla definizione del brand. Possiamo immaginare le “community” nate intorno ad un marchio come laboratori creativi in grado di definire un nuovo percorso strategico. “Ascoltare” i consumatori, coinvolgerli, e lasciarsi guidare dalle loro suggestioni; dal punto di vista delle tecnologie utilizzate questo nuovo tipo di scambio può trasformarsi in una comunicazione che utilizza strumenti di uso comune in modo diverso. La comunicazione potrebbe diventare ancora più diretta grazie alle piattaforme di messaggistica istantanea, riuscire ad associare gli shop online ai messaggi diretti (in questa direzione sta lavorando Facebook anche con alcuni formati adv) favorirebbe la conversione.

Alla fine di questa breve panoramica sul digital e i social network nel 2018 possiamo tirare le somme e immaginare che nei prossimi mesi vedremo crescere le attività di social selling attraverso l’utilizzo di contenuti mirati. I video diventeranno sempre più trasversali e andranno ad intercettare il pubblico di cui i brand hanno bisogno per raggiungere gli obbiettivi di business. Crescerà lo scambio diretto attraverso l’utilizzo del Direct Messenger Marketing.

Noi di Uramaki crediamo nelle strategie digitali integrate, costruite su contenuti di valori e veicolate attraverso i format e i canali più adatti alle esigenze del brand che si rivolge a noi.
Il 2019 sarà un anno ricco di sfide e opportunità da non lasciarsi sfuggire!

Fonti: I dati presenti in questo articolo sono ricavati dal report “Global Digital 2018”  di We Are Social in collaborazione con Hootsuite.

Continue Reading