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5 trend per i social media nel 2020

Il 2020 sarà un anno difficile da dimenticare, un anno doloroso che farà da spartiacque anche nel digitale. Per la prima volta, infatti, il mondo sembra essersi accorto dell’effettiva utilità degli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia. Durante il lockdown il tempo speso sul digitale ha registrato una forte impennata; i social network, in particolare, sono cresciuti del 31%, indirizzando in modo ancora più deciso quelli che erano i trend già identificati alla fine del 2019.

Quali sono, dunque, i trend per i social media nel 2020?

Video Content

I video hanno da sempre un ruolo di primo piano nelle strategie digitali, grazie alla loro capacità di penetrazione e al forte valore creativo. Sui video si basano intere piattaforme, pensiamo ad esempio a TikTok l’app che ha già superato i 2 miliardi di download. I video possono essere tradizionali oppure interattivi per rendere l’esperienza del pubblico ancora più coinvolgente. Le tendenze del momento indicano che sui social i video devono essere preferibilmente brevi, come le Storie di Instagram, così da mantenere alta l’attenzione dell’utente.
Molta attenzione deve essere data al concept che deve essere originale e intrattenere.

Identificare il social più adatto

Il panorama dei social network è ampio ma ogni social network ha un pubblico ben definito.
Per i brand è fondamentale identificare la piattaforma che meglio si presta al lancio di una campagna social. Prima di pianificare è opportuno analizzare lo scenario, puntando più alla pertinenza del target che ai numeri. Twitch, il servizio streaming di Amazon, è un punto di riferimento per gli appassionati di videogiochi. Lì è possibile trovare gamers professionisti seguiti da migliaia di followers o semplici appassionati che si limitano a fruire dei contenuti digitali caricati sulla piattaforma. Un pubblico di nicchia ma molto centrato e ricettivo rispetto ai contenuti.

Social Commerce

Durante il lockdown i siti della GDO e gli ecommerce in generale hanno registrato numeri altissimi, una vera esplosione che rappresenta una grossa opportunità per l’ulteriore sviluppo del social commerce. Le persone hanno sperimentato la sicurezza e la comodità degli acquisti online, per i prossimi mesi sarà fondamentale cavalcare l’onda per arricchire i servizi messi a disposizione dell’utente anche attraverso gli shop messi a disposizione dei social. Instagram è la piattaforma che maggiormente si presta ad attività di social commerce e i contenuti dovranno tenerne conto, con l’obbiettivo di valorizzare prodotti e servizi.

Content Mix

In questi mesi è emerso un forte desiderio di autenticità. Per questo motivo bisogna creare un mix di contenuti in grado di restituire un’immagine vera e positiva dei brand. Una buona idea potrebbe essere quella di alternare contenuti branded a contenuti UGC. Le persone hanno voglia di mettersi in gioco e di partecipare, soprattutto se questo li porterà a creare un rapporto diretto con i marchi che amano. Pensiamo ad esempio alle Challenge di TikTok e ai numeri clamorosi che ottengono in termini di engagement e brand awareness. Idee creative semplici ma efficaci possono fare la differenza.

Ecco i trend per i social media nel 2020 riassunti nella nostra Uramaki SmarTips:

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I video interattivi: come si usano e quali sono i vantaggi

I video restano tra i contenuti più apprezzati e il pubblico si aspetta di interagire con i brand soprattutto attraverso format di questo tipo. I video interattivi sono una soluzione particolarmente indicata per intrattenere e, allo stesso tempo, informare.

Cosa sono i video interattivi?

Sono video tradizionali, arricchiti da contenuti extra raggiungibili attraverso l’utilizzo di caption: icone, testi, immagini cliccabili che attivano schede personalizzate.
Grazie all’integrazione con l’HTML, all’interno dei pannelli è possibile aggiungere qualunque tipo di contenuto: schede di approfondimento, foto e video gallery, form per la registrazione. All’interno del video, in sostanza, possono essere caricati gli stessi contenuti supportati da qualunque sito web. Il risultato è la possibilità per l’utente di interagire e controllare i contenuti. Una sorta di navigazione nella navigazione che permette di approfondire l’argomento di interesse nei tempi e nelle modalità preferite.
L’esperienza diventa, dunque, particolarmente coinvolgente e immersiva.

Come utilizzare i video interattivi?

I video interattivi sono adatti ad ogni tipo di prodotto. risultano particolarmente efficaci per “informare”, promuovere servizi, diffondere materiale di approfondimento, intrattenere.
Trovano, inoltre, grande applicazione nel settore dell’E-learning. La formazione a distanza è uno strumento ormai sdoganato, utilizzato dalle aziende sia per la comunicazione interna che per quella esterna.
Particolarmente innovativo risulta, poi, l’utilizzo di questo formato nella creazione di esperienze ludiche.
La gamification combina tre aspetti fondamentali come: l’esperienza interattiva, lo storytelling, la competizione. Nell’era digitale l’apprendimento basato sul gioco rappresenta un approccio sicuramente vincente.

Quali sono i vantaggi?

I video interattivi sono vantaggiosi sia per chi li produce che per chi ne usufruisce. Il pubblico ha la possibilità di vivere un’esperienza gratificante in modo autonomo, i brand raccolgono informazioni puntuali e preziose rispetto alle effettive necessità del target di riferimento.

 

Vuoi saperne di più? Scrivi a info@uramaki per ricevere il nostro white paper sui video interattivi.

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Virtual shopping e live streaming per nuove forme di socialità

La fine del lockdown ha determinato il ritorno ad una quotidianità quasi normale. L’arrivo della bella stagione invita a passare più tempo all’aperto, tra spiagge, passeggiate ed escursioni.
Il distanziamento sociale e la prevenzione però, fanno ormai parte dei nostri comportamenti acquisiti e tali resteranno nei prossimi mesi o almeno fino a quando non saremo usciti dalla pandemia. A soffrirne di più sono le attività commerciali e tutti gli eventi legati alla partecipazione fisica del pubblico. Non a caso, virtual shopping e live streaming, si stanno rivelando come strumenti sempre più utilizzati per mantenere il contatto con il pubblico.

In quest’ottica cambieranno le modalità di fruizione degli eventi live che, soprattutto in estate, costituiscono una parte fondamentale delle strategie di comunicazione dei brand: pensiamo ad esempio ai grandi concerti, ai tour in piazze e località balneari.
La “socialità” sta vivendo una nuova dimensione e il marketing dovrà adattarsi e far leva su questa nuova condizione.

Come sempre pioniera, Coca Cola ha annunciato il lancio delle Coke Studio Session, spettacoli dal vivo in streaming fruibili attraverso #BeApp, la nuova piattaforma che trasmette concerti live coniugando le principali caratteristiche dei social a quelle del gaming online.
Tra gli artisti in calendario sono previsti: Katy Perry, DJ Khaled, Nicky Jam and Gryffin. Il programma musicale Coca Cola avrà una durata di 60 giorni e avrà anche un risvolto sociale, servirà infatti a sostenere la Croce Rossa nella battaglia al Covid 19.

Anche lo shopping in store sta attraversando una fase rivoluzionaria. Durante il lockdown c’è stata una vera e propria esplosione per l’ecommerce. L’utente ha iniziato ad affidarsi sempre di più allo shopping online. Per rendere l’esperienza ancora più realistica sono tante le realtà che si stanno organizzare con virtual companions e video interattivi.
Dunelm, importante catena d’arredamento UK ha appena lanciato il suo nuovo servizio di virtual shopping. Basta prenotare una sessione per ritrovarsi “virtualmente” all’interno di uno dei negozi Dunelm e selezionare in modo accurato i prodotti da acquistare con i preziosi suggerimenti di un assistente personale.

Dallo scenario post-Covid sta emergendo in modo sempre più urgente la necessità per i brand di adattarsi ad un contesto del tutto inedito, a volte sperimentale, ma sicuramente sfidante per i tutti i player coinvolti.

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5 trend per il Content Marketing nel 2020

I trend per il Content Marketing nel 2020 sono in continua evoluzione e ci proiettano già verso il 2021. La pandemia sta profondamente modificando il modo di comunicare dei brand ma, nel frattempo, anche le esigenze del pubblico stanno cambiando.

Le campagne corporate diventano sempre più essenziali. I brand non si limitano a veicolare dei messaggi puramente promozionali. Le strategie di comunicazione, infatti, sono sempre più purpose, alla ricerca quindi di un legame tra marca e pubblico che sia davvero emozionale. Le persone vogliono che i loro acquisti abbiano un “senso” e questo senso può essere creato a partire da una comunicazione che trasmetta i valori di un brand e il modo in cui questo si pone rispetto al mondo e alla società.

Resta sempre valida l’idea che, per essere davvero efficace, la comunicazione debba trovare il formato più adatto ma anche i canali di distribuzione che meglio possano garantire il raggiungimento del target di riferimento.

I video si confermano tra i contenuti più performanti. Secondo una recente ricerca HubSpot, oltre il 50% dei consumatori si aspetta di vedere dei video da parte dei Brand con cui interagisce.

I podcast, come previsto, emergono come uno dei trend più rilevanti del momento. Facili di ascoltare in mobilità, il loro potenziale di engagement è molto elevato grazie anche all’estrema personalizzazione dei contenuti.

Il tema della personalizzazione, non a caso, è uno dei topic da tenere in forte considerazione e che riguarda tutti gli ambiti della comunicazione digitale.
Personalizzare il messaggio significa conoscere molto bene il pubblico a cui ci si rivolge. Conoscere il proprio pubblico significa analizzarlo nel dettaglio, grazie soprattutto alla raccolta e all’analisi dei dati. La segmentazione che ne deriva è fondamentale per identificare gli obbiettivi e pianificare una strategia mirata, in grado di coinvolgere sul piano emozionale e di convertire sul piano più strettamente legato al raggiungimento degli obbiettivi di business.

Ecco i 5 trend per il Content Marketing nel 2020 riassunti nella nostra Uramaki SmarTips:

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Infografica Covid – 19: gli italiani e il web tra la Fase 1 e la Fase 2

Come previsto il passaggio tra la Fase 1 e la Fase 2 ha nuovamente cambiato le abitudini degli italiani, a partire dalla fruizione dei media.

Come abbiamo già visto nella nostra prima infografica “Gli italiani durante il lockdown per il Covid-19”, il consumo dei media, in fase di lockdown, è cresciuto in modo considerevole. Le tante ore trascorse in casa, la necessità di informazioni sempre aggiornate sull’epidemia, hanno aumentato di molti punti percentuale il tempo speso tra media tradizionali e contenuti web.

I contenuti web

A partire dal 4 maggio i contenuti web hanno subito una leggera flessione, se nel complesso le persone continuano ad informarsi di più, rispetto alla settimana del 20 – 26 aprile si registra un -12%.

I portali d’informazione restano comunque tra i più seguiti, così come i contenuti video che subiscono una flessione ancora inferiore, parliamo del -7,6%, a fronte di un incremento del 42,6% rispetto alla fase pre-Covid.

Gli influencer

Secondo i dati Sensemakers, in testa alla classifica degli Influencer troviamo The Ferragnez.
Chiara Ferragni, Fedez e il piccolo Leone sono stati i più seguiti sui social durante tutta la fase del lockdown. Se guardiamo al numero di interazioni la Ferragni può vantarne circa 80 milioni, numeri stratosferici che confermano la popolarità dell’imprenditrice digitale.

I social media

Grande attenzione per il Covid – 19 anche da parte dei brand del Fashion o del settore Lifestyle.

Molti dei contenuti pubblicati nel periodo di riferimento erano a tema, con focus sulla prevenzione o di semplice partecipazione al momento. I brand hanno, dunque, messo da parte la natura prettamente promozionale della comunicazione per lasciare spazio alla solidarietà.

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Il civic marketing e il valore di un’azienda responsabile

Le vicende degli ultimi mesi hanno dato un nuovo senso all’idea di collettività. Per la prima volta, metà della popolazione mondiale, ha vissuto in contemporanea una situazione tanto grave quanto inusuale.
3 miliardi di persone hanno unito le forze nel tentativo di arginare la diffusione del coronavirus.
Le tematiche sociali erano al centro del dibattito prima della pandemia, lo sono ancora di più oggi. Ad essere coinvolti non sono soltanto il singolo cittadino e le istituzioni, anche le aziende sono chiamate a fare la loro parte. L’impegno verso la collettività deve entrare a far parte del loro DNA; a partire dai valori aziendali, i brand devono impattare sulla società in modo concreto perché questo è quello che si aspetta il pubblico, soprattutto quello più giovane.

Civic Brands per la collettività

Il “civic marketing” comprende tutte quelle attività di comunicazione che puntano ad avere una ricaduta sulla società; alcuni brand hanno fatto del loro essere un “civic brand” la loro bandiera. Dove, ormai da anni, propone campagne mirate all’accettazione di sé contro ogni stereotipo.


Un Civic Brand fonda la propria attività su principi coerenti alle cause che si intendono sostenere. Il pubblico non apprezza scelte che sembrano dettate dal momento, frutto di strategie che puntano ad aumentare la brand awareness cavalcando l’onda più favorevole. Il percorso per affermarsi in tal senso è lungo ma non impossibile da percorrere. A volte basta una campagna di successo per entrare a far parte di quelle aziende riconosciute per il loro valore sociale.

Le caratteristiche di un brand responsabile

Per avere una ricaduta concreta sulla collettività, le aziende devono raccontare la visione del mondo che le caratterizza, devono prendere posizione rispetto a temi che possono essere considerati scottanti. Soltanto così è possibile entrare in contatto con il pubblico in modo profondo. Si tratta di umanizzare il brand, di accorciare quella distanza che sembra caratterizzare il rapporto tra aziende e pubblico.
Scoprite nella nostra SmarTips alcuni suggerimenti utili per dare nuovo valore alla vostra azienda con il civic marketing.

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Infografica Covid-19: gli italiani e le abitudini alimentari durante il lockdown

La fine del lockdown porterà ulteriori cambiamenti nelle abitudini degli italiani, sarà molto interessante scoprire nelle prossime settimane quali tra quelle acquisite durante la quarantena resteranno e quali, invece, verranno presto dimenticate. Dopo la nostra infografica che raccontava del rapporto degli italiani con i media durante il lockdown, proviamo a capire come sono cambiate le abitudini alimentari durante il lockdown.

La dieta durante il lockdown

Il dato più evidente è che gli italiani, chiusi in casa, si sono dedicati alla preparazione di piatti casalinghi, con una particolare attenzione per prodotti come pane, pizza e dolci. La caccia al lievito ormai introvabile ha riempito i social, ogni panetto recuperato si è trasformato in un trofeo da mostrare. Questo ci racconta di un Paese intenzionato a non perdere una normalità che passa anche dalla preparazione della pizza al sabato sera.

Una buona percentuale di italiani ha deciso di mangiare in modo più sano e di prendersi cura di sé in modo diverso.

Il cibo si è dimostrato anche come un rimedio alla noia, i prodotti definiti “comfort food” hanno visto crescere le loro percentuali di vendita in modo evidente. Un’altra tradizione che gli italiani non hanno voluto perdere è quella dell’aperitivo, questa volta da consumare rigorosamente in casa.

Il carrello della spesa

Le code chilometriche davanti ai supermercati ci hanno mostrato invece che, nonostante il disagio, il 92% degli italiani ha preferito fare la spesa recandosi direttamente al supermercato. Soltanto una piccola percentuale, parliamo dell’8%, ha deciso di utilizzare i servizi di spesa online, sia per la difficoltà di accedere ai servizi intasati sia per il desiderio di scegliere personalmente i prodotti da mettere nel carrello.

Un carrello che si è rivelato particolarmente ricco durante il lockdown. Gli italiani hanno fatto scorta di prodotti considerati fondamentali come farina, pasta, riso, uova e surgelati.

Un dato importante da sottolineare è che il 57% dei consumatori è rimasto fedele ai brand acquistati abitualmente. L’emergenza dunque non ha cambiato il sentiment degli italiani rispetto ai marchi più amati.

Seguiremo con attenzione la Fase 2 per capire in che modo si modificheranno le abitudini alimentari degli italiani.

 

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Infografica Covid-19: gli italiani e il rapporto con i media durante il lockdown

Il lockdown ha radicalmente cambiato le nostre abitudini. Per capire dove siamo, in che direzione che stiamo andando, abbiamo deciso di fotografare il momento con un’infografica che raccoglie alcuni dati piuttosto esplicativi su come siano cambiati in questi mesi i nostri consumi e il nostro rapporto con i media.

L’incertezza e la natura imprevedibile della pandemia hanno spinto il pubblico italiano a informarsi di più. È cresciuto il tempo speso sugli strumenti digitali, è cresciuto il tempo speso su TV e Media Tradizionali. Sorprende soprattutto l’incremento registrato dalla tv: bloccati a casa gli italiani sono andati alla ricerca di informazioni attendibili e comunicazioni ufficiali da parte del Governo e della comunità scientifica.

Nelle ultime settimane il pubblico si è mostrato molto attento anche a come i brand hanno attraversato la fase più preoccupante dell’emergenza sanitaria. Molto apprezzate le aziende che hanno mostrato responsabilità nei confronti della collettività con iniziative benefiche e attenzioni particolari per i consumatori. I brand che sono stati in grado di intercettare le esigenze del pubblico saranno sicuramente premiati per il loro impegno e ricordati.
Guardando al futuro emerge l’esigenza da parte dei consumatori di sostenere con i propri acquisti le aziende italiane, l’intento è quello di far ripartire chi ha subito uno stop forzato dalla diffusione del coronavirus.

Gli under 30 e il Covid -19

Gli under 30 hanno vissuto il lockdown con grande spirito di sacrificio e partecipazione. Si sono adattati alla situazione rendendosi utili per la comunità: si sono attivati come volontari per l’assistenza domiciliare dei più fragili, hanno aderito alle diverse iniziati di crowdfunding nate spontaneamente sul territorio.
Gli under 30 hanno guardato più video on demand, si sono informati di più, hanno navigato di più su Youtube.
Il loro intrattenimento è sicuramente legato ai media digitali.

I brand dopo il Covid -19

Quello che emerge dai dati è naturalmente legato al momento, non vanno però ignorati i segnali che ci arrivano. Le persone hanno bisogno di punti di riferimento, hanno bisogno di connettersi in modo spontaneo. Nei prossimi mesi avranno voglia di prendersi maggior cura di sé e degli altri e i brand possono accompagnare questo percorso in modo significativo sperimentando un nuovo modo di raccontarsi.

 

Fonti: GFK, Havas Media, Audiweb, Osservatorio Giovani e Futuro di MTV (indagine promossa da ViacomCBS Networks Italia

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Credits photo preview: kaboompics – it.freepik.com
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Eventi in live streaming e videoconferenze: il futuro non conosce distanze

La diffusione del Covid -19 ha modificato il nostro modo di lavorare. La nuova normalità è fatta di smart-working e di videoconferenze. Sono tantissimi i programmi che offrono un servizio basic per effettuare videochiamate, private o business, in modo autonomo. Nei prossimi mesi i meeting a distanza saranno sempre più frequenti e numerosi eventi si svolgeranno esclusivamente in streaming.

Al momento, infatti, è difficile prevedere quando sarà possibile tornare a viaggiare e a incontrarsi di persona: per non farsi trovare impreparati sarebbe quindi consigliabile scegliere sin da adesso un servizio di videoconferenza professionale.

Gli eventi in live streaming

La tecnologia ci consente oggi di trasporre qualsiasi evento fisico in un evento digitale ad alto tasso di interazione. Il mondo post – pandemia avrà bisogno di strumenti sempre più performanti per incrementare l’engagement e rendere gli eventi coinvolgenti così come quelli a cui il pubblico è abituato. Questi sistemi devono essere affidabili e a prova di privacy.
10times, la piattaforma che raccoglie gli eventi di tutto il mondo, ha appena lanciato Floor, una piattaforma interattiva con nasce con l’intento di creare eventi digitali interattivi molto impattanti, in grado di riprodurre le stesse caratteristiche di un evento fisico. A queste realtà se ne stanno affiancando altre che lavorano sull’aspetto tecnologico più legato alla restituzione dell’esperienza.

Nascono così set virtuali che giocano con Realtà Aumentata e Virtual Reality. Il futuro degli eventi si prospetta come un viaggio attraverso ologrammi e connessioni sempre più veloci.
Di questa accelerazione verso il futuro ne beneficeremo tutti. Quando l’emergenza sanitaria sarà cessata la possibilità di creare eventi aperti a chiunque, in qualunque parte del mondo, sarà comunque una grande risorsa. Quando tra qualche anno ci guarderemo indietro racconteremo il 2020 come l’anno in cui la distanza fisica aiutò l’umanità ad annullare le distanze.

Stai cercando un servizio di live streaming professionale per il tuo business? Contattaci a info@uramaki.tv per scoprire la nostra offerta.

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L’impatto del Covid-19 sui consumatori e il valore creato dal comportamento dei Brand

Quella da Covid-19 è la prima pandemia dell’era digitale. Quella che stiamo vivendo è una situazione inaspettata, fuori da qualunque schema di riferimento a noi noto. Stiamo attraversando un cambiamento epocale che ci coinvolge come persone e come consumatori. Siamo iperconnesi, iperinformati, seguiamo in real time la curva dei contagi. Sfuggire al flusso delle informazioni in entrata è quasi impossibile, allo stesso tempo navighiamo nell’incertezza.

Come affrontare una pandemia?

  • Storicamente le pandemie sono rielaborate dalla popolazione attraverso 5 fasi:• Negazione: il problema esiste ma è lontano da me, quindi non mi riguarda.
    Ansia: il problema diventa concreto, non so cosa accadrà. Mi trovo in una situazione del tutto inedita.
    Adattamento: la paura irrazionale diventa paura “sana”, devo trovare nuove risorse.
    Rivalutazione: R accetto il cambiamento, inizio a progettare una nuova normalità
    • Nuova Normalità: metto in moto un adattamento attivo, sfrutto le mie nuove risorse, faccio in modo che il mondo mi raggiunga dentro casa.

Qual è il ruolo dei Brand durante le 5 fasi?

Attraversare una pandemia cambia la visione del mondo, modifica le aspettative e le esigenze dei consumatori. Per i Brand diventa fondamentale sintonizzarsi sulla stessa frequenza d’onda per trovare un nuovo linguaggio e contenuti originali.

Se durante la Fase 1, quella della Negazione è quasi impossibile intervenire, perché nessuno è ancora pronto a ricevere il messaggio, già dalla Fase 2 quella dell’Ansia è possibile dare il proprio contributo come Brand partecipando alla costruzione di un messaggio chiaro e rassicurante che dia un nuovo senso e un nuovo valore alla nostra quotidianità.
Alla fine di Marzo, Ikea Spagna ha lanciato una campagna #stayathome in cui è la casa stessa a fare da voce narrante: una voce femminile invita a ricordare che quello è il posto in cui sono accadute le cose più belle, il rifugio sicuro di sempre, da preferire anche in questo momento.

La Fase 3 è quella dell’Adattamento, la fase in cui bisogna tenere impegnata la mente e costruire la resilienza. Una fase che si presta molto ai messaggi veicolati dai Brand legati al mondo dello sport.
Nike ha lanciato una campagna social dal messaggio diretto e inequivocabile: trasforma le tue giornate in qualcosa di positivo per il mondo. In contemporanea ha reso accessibile in modo illimitato la piattaforma di allenamento Nike Training Club.

La fase 4, quella della Rivalutazione è quella forse più importante per i Brand, perché attraverso il loro cambiamento cambiano anche le abitudini del consumatore.
Il settore del turismo sta sperimentando nuove modalità flessibili di prenotazione e sta ampliando l’offerta aggiungendo ai pacchetti abituali offerte speciali. L’obiettivo è superare le naturali resistenze offrendo la possibilità di non perdere nulla nel caso di cancellazioni improvvise.
“Change your mind, change your holiday” introduce l’offerta Flex del Tour Operator Kuoni che permette di modificare la prenotazione fino a sette giorni prima della partenza senza penali.

La “nuova normalità”, la Fase 5, si prospetta, dunque,  come una sfida da affrontare secondo canoni del tutto inediti. Sarà fondamentale la capacità di adattarsi in modo veloce e propositivo.
Sarà necessario sperimentare nuove idee e “ripensare” in modo innovativo alle nostre abituali strutture di comportamento tenendo conto del fatto che i cambiamenti non riguarderanno soltanto i consumi ma la nostra visione del mondo.

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